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è Juve d'assalto, altrimenti non sarebbe Tudor! Con Motta né carne né pesce

Quella di Igor Tudor non sarà una Juventus garibaldina. Aggettivo che difficilmente si può accostare ad un allenatore così pragmatico. Non può essere una squadra spensierata la sua, ma avrà una vocazione d’assalto. A fine marzo, quando si è presentato al mondo bianconero per la prima volta con la veste da condottiero, aveva già svelato i principi del proprio calcio: «Dico sempre che non bisogna rinunciare a niente. Voglio che la gente si diverta, altrimenti il calcio va in una direzione meno interessante. La mia opinione è che bisogna fare un gol in più, mi piace attaccare con tanti uomini, ma anche non prendere gol. Se attacco devo lavorare sulle preventive, il lavoro deve essere completo anche nella gestione dei giocatori e dei cambi».

Massima sinergia

Una volta acquisita la qualificazione alla Champions League, ma soprattutto nel momento in cui il club ha scelto di dare un seguito alla gestione Tudor, ogni mossa è stata guidata dalla totale volontà di collaborare con l’allenatore. In questi giorni Tudor al gruppo si è rivolto ripetendo sempre le stesse parole: aggressività e intensità. La sua Juventus non può essere timida e attendista. Non sarebbe sua, altrimenti. Anche le scelte di mercato - poche, sì, ma comunque mirate - si sono orientate nella direzione dei concetti del mister. Così è arrivato Jonathan David a dare un maggiore peso dentro l’area di rigore. Poi è stato ripreso Francisco Conceição dal Porto, uno innamorato della palla e capace di qualsiasi cosa negli ultimi trenta metri. In questi giorni, poi, a Torino tornerà anche Randal Kolo Muani, altro elemento gradito al tecnico per le soluzioni offensive che può offrire. Ma non solo, perché l’opera di rafforzamento dello status di Tudor da parte della società è passato anche attraverso altre decisioni strategiche. Come l’operazione Joao Mario, elemento di fascia che in fase offensiva riesce ad offrire il meglio del proprio repertorio. Teun Koopmeiners venti metri indietro e non più sulla trequarti è potenzialmente un valore aggiunto, per una Juventus a trazione anteriore. E persino l’insistenza su Lloyd Kelly come centrale di sinistra, per la sua capacità di partecipare all’azione, rappresenta un vantaggio per una squadra che avrà una predilezione marcata verso un calcio offensivo.

Equilibrio

Il Parma, a tutti gli effetti, deve diventare un nuovo inizio. La Juventus dell’anno scorso non era né carne né pesce. Non si sapeva chi fosse, cosa facesse e dove volesse andare, soprattutto durante la gestione Thiago Motta. Tudor, in compenso, ha dato input chiari, lavorando su una formazione tipo e trovando un prezioso equilibrio, quello che ha consentito alla squadra di non sbandare. Ma adesso chiede di più. Una Juventus aggressiva e ostinata, che riempia l’area e che attacchi con tanti uomini. Una Juventus che voglia osare, sempre. La settimana verso il Parma si è sviluppata partendo da questi concetti, ripetuti allo sfinimento.

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