TORINO - Cyril Ngonge è stato uno dei primi calciatori che Davide Vagnati ha trattato nel corso dell’estate, ed è stato poi anche uno dei primi che è arrivato al Torino. D’altronde il belga è stato richiesto espressamente da Marco Baroni, tecnico che lo aveva conosciuto e allenato nel corso della sua esperienza al Verona. Proprio la presenza di Baroni sulla panchina granata è stata determinante sulla scelta dello stesso calciatore di vestire la maglia granata. "Al Verona il mister è stato importante per me, mi ha valorizzato e ha fatto emergere le mie qualità. È anche per lui che ho scelto di venire al Toro. E poi ho ritrovato dei ragazzi che già conoscevo", ha raccontato proprio Ngonge in un’intervista al canale YouTube della società granata. Poi, parlando sempre di Baroni, ha anche aggiunto: "Mi chiede professionalità e carattere, di portare dentro lo spogliatoio l’esperienza accumulata anche al Napoli, dove mi sono laureato campione d’Italia".
Ngone sulla sua posizione e i tifosi del Toro
Nelle prime due gare stagionali del Torino, quelle contro Modena e Inter, l’ala è sempre stato schierato titolare, senza però riuscire mai a brillare. Avrà comunque tempo e modo per far valere le proprie qualità tecniche che, quando militava nel Groningen, gli hanno permesso di realizzare un gol all’Az Alkmaar che in Olanda ricordano ancora bene: una rete segnata con la mossa dello scorpione. "Quello è stato un gol speciale, se l’avessi realizzato in Italia avrebbe avuto una risonanza maggiore. Un gol così mi piacerebbe segnarlo alla Juve", ha aggiunto. Da un giocatore come lui è lecito aspettarsi dei gol, anche se realizzati in maniera più tradizionali, d’altronde prima di spostarsi sulla fascia giocava come attaccante centrale. "Ho iniziato come punta, un ruolo che potrei ricoprire pure adesso. Sono un giocatore polivalente", ha precisato. Dalle parole di Ngonge riguardo al gol con la mossa dello scorpione, appare evidente che abbia già capito quanto sia importante il derby per i tifosi granata. E a proposito dei tifosi, ha aggiunto: "Abito in centro e girando per la città si vede subito che ci sono tanti tifosi del Toro. Ho trovato un ambiente caloroso e questo mi piace, quando i tifosi cantano e spingono in campo ti viene la voglia di fare uno scatto in più".
Ngonge e l'amicizia con Evenepoel
Ora a Ngonge non resta che conquistare i tifosi. E un modo per farlo è sicuramente mettendo in campo quella grinta che la Maratona chiede a chiunque indossi la maglia granata. Il belga non è certo un calciatore che pecca di personalità. "Le esperienze della vita ti cambiano, io sono andato via da casa da giovanissimo, ho dovuto maturare e costruire la mia personalità in fretta. La grinta mi è venuta così", ha spiegato. "Sono cresciuto a Bruxelles, mia mamma è un avvocato, mio papà è un ex calciatore: ci sentiamo tutti i giorni, è come se fosse il mio allenatore. Ho cominciato a giocare a calcio quando avevo 6/7 anni, fino all’Under 15 sono stato all’Anderlecht, poi sono passato al Bruges e da lì è iniziato il mio percorso. Prima di iniziare col calcio ho giocato a basket, come mio fratello: seguo l’NBA e sono un tifoso dei Golden State Warriors", ha raccontato parlando della sua vita. A proposito del rapporto con la famiglia, il padre non gli ha trasmesso solamente la passione per il calcio: "In casa, in auto, ovunque metteva sempre la musica. E ancora oggi io ne ascolto tantissima, ho 7.000 brani nel mio cellulare". Infine, Ngonge ha raccontato della sua grande amicizia con il campione di ciclismo Remco Evenepoel: "Ci sentiamo spesso, si è congratulato con me per il passaggio al Toro. Spero che venga a vedermi qualche volta".
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