TORINO - Finché si può, e cioè per le prossime quarantott’ore, la Juventus farà di tutto per riportare a Torino Randal Kolo Muani. È una questione di promesse, come quella fatta al giocatore al termine del Mondiale per Club. Ma è anche una storia di necessità, la stessa che ha portato i bianconeri a valutare alternative all’altezza, a sondare terreni finora solamente immaginati e invece - da qualche giorno - diventati sentieri battuti. E battuti per volere concreto della dirigenza, che un piano alternativo a Kolo l’ha sempre considerato come ultima spiaggia, ma che adesso, con il tempo intento a scarseggiare, si ritrova un po’ costretta a reinventarsi. Nulla di sconvolgente: è il mercato, sono le sue dinamiche. Però è più lavoro, e tanto, rispetto all’ambizione circolata inizialmente alla Continassa: Muani, e Muani soltanto. Tant’è: non è mutata del tutto.
Le parole di Comolli
Si è iniziato chiaramente a guardare oltre, però il focus è rimasto sull’attaccante francese, di certo non felice della titubanza della trattativa, e nemmeno di aver realizzato così tardi le difficoltà bianconere nell’andare a chiudere per il suo cartellino. Per l’intera giornata di ieri, la Juve ha cercato assiduamente una soluzione al problema, di avvicinarsi così alla definizione di un accordo con il Psg, la cui richiesta non è cambiata. Prima operazione, la più sensata: cambiare gli ingredienti sul piatto, renderlo più ricco in qualche modo, restando però ancorati ai temi citati due giorni fa dal direttore generale Damien Comolli. «Abbiamo la fortuna di avere una proprietà che ci garantisce grande sostegno, ma abbiamo pure i vincoli del Financial Fair Play - le dichiarazioni del dg -, quindi dobbiamo essere molto cauti. Una differenza di qualche milione può sembrare insignificante, ma ci piace rispettare le regole. Che si tratti di Randal o di qualche altro trasferimento». Ecco, “qualche milione”: il nodo sta tutto lì. Ed è sempre stato poi nel vincolo d’acquisto, sulle modalità dello scatto dell’obbligo di riscatto. Sui soldi, invece: quanti ne servirebbero? La distanza tra l’ultima offerta juventina e la prima che accetterebbero i parigini è di oltre 3 milioni di euro, non è bastato l’ultimo rilancio arrivato poco prima del vertice di Montecarlo. Perciò si è fatto un passo in un’altra direzione. Né avanti e né indietro: semplicemente altrove.
Il giorno giusto
La Juventus è tornata nell’ordine delle idee di ripartire da un titolo temporaneo con diritto di riscatto, aumentando la cifra del primo assegno da versare ai campioni d’Europa e tornando a registrare l’obbligo esclusivamente a determinate e più complicate condizioni. Non si vincola più, il club torinese. O meglio: non lo fa a prescindere, ma solo davanti a determinati traguardi in grado di rassicurare tutti dal punto di vista economico, soprattutto il board bianconero. Una svolta ritenuta positiva e utile da ambo i lati. E i contatti di ieri si sono fatti così nuovo appuntamento per oggi, il giorno giusto - sperano - per mettersi alle spalle una storia che è durata tanto, tantissimo, decisamente troppo. Ma che potrebbe essere arrivata finalmente al traguardo. In un modo o nell’altro. Perché se non dovesse arrivare la fumata bianca nel rettilineo finale allora tutte le parti in causa dovrebbero rispolverare i piani B del caso.
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