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Pure Vialli sbagliava i rigori... a modo suo

Anche uno come Vialli, per dire, ha sbagliato un rigore decisivo, in un momento di crisi personale e della squadra (all’Olimpico contro la Roma, nel 1993-94), ma l’errore fu causato da un tale eccesso di foga e determinazione da procurargli una frattura da stress al metatarso del piede d’appoggio. Oggi che la struggente nostalgia per Gianluca compie tre anni, la Juve deve rilanciare i suoi due attaccanti, sommando la cattiveria agonistica dei quali non si raggiunge la metà di quella del capitano della Juve lippiana, che neanche da ubriaco avrebbe tirato un penalty come quello di David contro il Lecce. Sì, Vialli è un paragone crudele per i due attaccanti della Juve di oggi, ma se la Juve "non è per tutti", la ragione sta nel fatto che Vialli e quelli come Vialli ne hanno vestito e onorato la maglia. Insomma, è un po’ ingenuo pensare di non confrontarsi con quel livello e irrispettoso non provarci in modo serio. Proprio Vialli, d’altronde, è stato uno dei giocatori più importanti nella stesura di quell’etica juventina nata a metà degli Anni 90 e basata sul lavoro, la determinazione, la serietà e una ferocia irriducibile. Valori che nei successivi trent’anni sono diventati fondanti per il club, i cui campioni ne sono stati sempre incarnazione.

Vialli un modello per la Juve

Ma Vialli oggi non c’è e Spalletti, che sa perfettamente quanto gliene servirebbe anche solo mezzo, sa altrettanto perfettamente che a nessuno si può chiedere di essere Vialli. Ma di ispirarsi a lui, magari sì. Proprio perché fu anche e soprattutto Vialli a trascinare fuori dalle difficoltà e da certe mediocrità neanche troppo dissimili da quelle attuali, nelle quali la Juventus era finita durante il lungo anticiclo iniziato nel 1986 e finito nel 1995: nove anni tra uno scudetto e l’altro. Nessuno, da Comolli all’ultimo magazziniere bianconero, vuole far passare ancora così tanto tempo e, senza il vero Vialli, l’unica strada è raccoglierne l’eredità in termini di umiltà, spirito di sacrificio, consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie responsabilità quando si gioca per la Juventus. Che non significa non sbagliare mai un rigore, ma non sbagliare mai il modo di scendere in campo.

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