Spalletti, gioco e rivoluzione. Sembra il titolo di un libro, ma sono poche parole per raccontare ciò che il nuovo allenatore ha portato alla Juventus dal giorno del suo arrivo: un cambio di pelle, prima ancora che di modulo. La sua squadra non è soltanto tornata a vincere, ma soprattutto a giocare, a prendersi dei rischi, a guardare l’avversario negli occhi senza paura. Una formazione che sembrava paralizzata, schiacciata dal peso delle proprie insicurezze, ha ritrovato dignità tecnica e orgoglio emotivo. La Juventus è diversa, o forse è semplicemente tornata ad essere normale, la Juventus. Che, conti alla mano, al momento in una speciale classifica sarebbe anche sopra il Napoli decantato di Antonio Conte, campione in carica e deciso a difendere il titolo con le unghie e con i denti e per questo furioso per il pari di Verona.
Una Juve ritrovata: mentalità prima del sistema
Il primo, vero capolavoro di Spalletti è stato mentale. Prima ancora degli schemi, ha lavorato sulle teste: via la paura di sbagliare, via il freno a mano tirato. La Juventus ha iniziato a occupare meglio il campo, a muovere il pallone con più uomini, a cercare linee di passaggio che prima sembravano proibite. Il risultato è una squadra più corta, più aggressiva, ma anche più serena. Il dato più evidente è la libertà concessa ai singoli. Il tecnico ha responsabilizzato i giocatori, chiedendo loro personalità e partecipazione attiva. Non più interpreti rigidi, ma protagonisti del gioco. E quando la squadra ha iniziato a crederci davvero, sono arrivati anche spettacolo e continuità.
Carattere e protezione, il "leader" Spalletti
Oltre al campo, Spalletti ha inciso con forza anche fuori. Ha difeso la squadra, sempre. Ha protetto i suoi uomini dagli attacchi esterni, prendendosi la responsabilità nei momenti più delicati. Emblematico il caso di David, coccolato pubblicamente dal tecnico con parole nette, quasi paterne. Un messaggio chiaro: qui si cresce insieme, senza capri espiatori. Questo atteggiamento ha rinforzato il gruppo, come dimostra anche l'abbraccio collettivo dopo il gol del canadese contro il Sassuolo. La Juventus ha mostrato carattere, capacità di reagire, spirito di sacrificio. Elementi che, uniti al gioco ritrovato, hanno trasformato una squadra fragile in una formazione solida e consapevole. Spalletti non ha mai cercato alibi, anzi:"Nessuno mi convincerà che i miei giocatori non sono forti", aveva detto in una conferenza stampa. Una frase che oggi è diventata manifesto e carburante emotivo per tutto l’ambiente. Ma torniamo al paragone con Conte...
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