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Cuore Tudor, che lezione a Motta: la scelta che regala un po’ di ossigeno alla Juve

L’ultimo atto formale, per sancire definitivamente la fine di un rapporto intenso e ondivago, ma mai conflittuale. Non sono serviti voli pindarici: Igor Tudor e la Juventus ci hanno messo poco a trovare la formula per la risoluzione contrattuale, in virtù dell’esonero palesatosi lo scorso 27 ottobre, a margine del match perso all’Olimpico contro la Lazio. Nulla di scontato, dal momento che Tudor non pare aver ricevuto offerte considerevoli nel resto d’Europa - da regolamento, ricordiamo, non potrà sedersi su alcuna panchina di Serie A fino al termine della stagione -. Specie se si considerano gli strascichi del dossier Thiago, che negli scorsi mesi ha rifiutato le avances di Real Sociedad, Leverkusen e Monaco e risulta tuttora a libro paga del club bianconero. Scenario destinato a cambiare, sulla carta, in estate, dal momento che Motta sembrerebbe aver rispedito al mittente ogni proposta “in corsa” per evitare di bruciarsi, rimandando così il suo ritorno in panchina alla prossima stagione.

Tudor, una scelta di cuore

La scelta di Tudor, del resto, riflette in pieno il modus operandi di un tecnico che ha sempre preferito mettere al primo posto i valori e le intenzioni a chissà quale pretesa economica. È stato così alla Lazio quando - dopo la qualificazione in Europa League con 18 punti raccolti in 9 partite - scelse di porre rimedio alle divergenze con la società senza scontri, rassegnando subito le dimissioni. E non poteva essere altrimenti alla Juve, il suo club. Quello in cui si è consacrato da giocatore, per poi farvi ritorno 18 anni dopo tra le macerie della precedente gestione tecnica, nella speranza di portarlo in Champions League. Conditio sine qua non per guadagnarsi l’eventuale riconferma fino a giugno 2027.

Juve, quanto risparmia 'grazie' a Tudor

Il Mondiale per Club è stato il suo cantiere calcistico. Una finestra temporale benaugurante - almeno all’apparenza - per quanto visto nel corso del torneo. Lì si sono intravisti i primi veri dettami tattici della sua gestione, dopo tre mesi di corsa contro il tempo, passati a stringere un bullone qua e là pur di portare a termine la missione. Tre mesi in cui ha scelto di far prevalere la forza della disperazione, l’attaccamento, l’unità d’intenti. Ingredienti, allora, in parte dimenticati dallo spogliatoio bianconero, amareggiato dalle batoste contro Atalanta e Fiorentina. Poi l’avvio in campionato condito da un filotto di vittorie convincenti, prima del tracollo verticale propiziato dalla quella pareggite cosmica - prima - e dalle dolorose sconfitte contro Como, Real e Lazio - poi -. Da lì l’addio, inevitabile, per lasciare spazio a Luciano Spalletti. La risoluzione contrattuale, in questo senso, regala alla Juventus un po’ di ossigeno, seppur limitato: il croato aveva un contratto fino a giugno 2027 da 3 milioni netti a stagione, circa 5.5 lordi. Risorse che torneranno utili per sostenere il nuovo corso e per mettere le basi al rinnovo fino al 2028 di Luciano Spalletti, l’uomo scelto per rifondare davvero la Juve.

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