Gli sono bastati un paio di mesi per mettere mano alla triste scala di grigi delle prime uscite stagionali e riconsegnare all’immaginario juventino una tavolozza sempre più vivace e rigogliosa. Un pigmento alla volta, senza fretta. È stato così per McKennie, Locatelli, Kelly, Miretti, Conceiçao e ora - seppur in via più marginale - pure con David: profili rivitalizzati, in palla e funzionali in un meccanismo di gioco finalmente riconoscibile. Nulla di troppo sorprendente: Luciano Spalletti nel corso delle sue avventure in panchina è sempre riuscito a valorizzare i vari patrimoni tecnici con cui si è trovato ad operare. Merito delle sue intuizioni tattiche, della sua contagiosa empatia, utile per entrare nella testa dei suoi ragazzi e spingerli oltre ogni limite.
Spalletti ed il suo 'progetto Thuram'
Sì, la dimensione ideale che ha in mente per la sua Juventus è ancora un miraggio. Un punto abbozzato a matita sulla cartina, distante migliaia di chilometri. Nulla di irraggiungibile, però, a patto che i suoi totem bianconeri scelgano di mettersi in discussione e seguirlo senza battere ciglio. Yildiz, in questo senso, ha fatto da apri fila. Ora starà a un altro predestinato l’arduo compito di orientare la prua verso la consacrazione calcistica: Khéphren Thuram. Sia chiaro: il francese è già così uno dei pochi insostituibili. Ma questo non significa che Lucio sia pienamente soddisfatto del suo apporto in gara. Il tecnico, infatti, è convinto che l’ex Lilla non abbia mostrato nemmeno la metà del potenziale di cui dispone. Non solo sul piano della costruzione di gioco, quanto più a livello di partecipazione nelle trame offensive della squadra.
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