Dopo tutto questo tempo? Sempre. «Sono un po’ teso, c’era il derby contro il Forlì. E si sa come sono queste partite, ti spingono sempre un po’ più in là». Sono passati gli anni, sono trascorse sfide, c’è stata una vita (sportiva) vissuta costantemente al massimo e nei migliori contesti. Eppure, Ariedo Braida, ieri ha pensato comunque tutto il tempo alla sfida del suo Ravenna, di cui è vicepresidente dal 2024. È terminata 0-0, i giallorossi hanno fallito il sorpasso sull’Arezzo al primo posto in classifica di Serie C, girone B. Sì, il direttore sportivo e poi generale del Milan che vinse tutto, che dominò in Europa, si emoziona ancora per una possibile promozione. Per l’impegno che ci mette nell’andare a strappare l’ennesimo risultato. Del resto, era già accaduto con la Cremonese, di cui era dg, riportata in A dopo 26 lunghi, lunghissimi anni.
La Juve sta recuperando l'identità
Direttore, davvero le fa ancora quest’effetto? «Sono tornato a Ravenna appositamente per il match, non potevo perdermelo. Sa come sono i derby». Domani la sua ex Cremonese affronta la Juventus. Con quali ambizioni? «Per me la Cremonese di Nicola è la sorpresa del campionato, la Juve si sta riprendendo dopo un avvio difficile, ora ha ritrovato il passo giusto. Però la “Cremo” è una bellissima realtà». Che ricordi ha? «Di una società molto forte. Con un presidente molto importante: quest’anno ha fatto una squadra molto altrezzata, può andare al di là dell’obiettivo centrale che è naturalmente quello di mantenere la categoria». E i bianconeri? «Stanno recuperando l’identità. A volte manca nelle squadre, e spesso se non c’è è perché alla base non esiste alcuna radice. Alle radici bisogna ancorarsi, altrimenti un albero non sta in piedi».
"Ci sono stati degli errori"
Queste radici, per lei, le sta mettendo Spalletti? «Sì, mi sembra che stia facendo questo lavoro. Che è complicato, che è paziente, che è difficile. Però non impossibile. La Juventus pian piano ha saputo recuperare. A volte certi giocatori non soddisfano a pieno, quindi si va alla ricerca delle soluzioni migliori. Certo, chissà cosa farà sul mercato...». Lei cosa farebbe? «Bisogna viverla da dentro, questa situazione. Ma mi sembra che ci sia chi sta ritrovando la strada giusta. Però che abbiano pure realizzato degli errori. Dico questo: non si difenda l’indifendibile». In che senso? «Bisognerà essere concreti. Il calcio è fatto così: non ha tempo di aspettare, ma ha bisogno di risultati, di immediatezza. Se le cose vanno bene, tutto funziona. Altrimenti non funziona proprio niente. Se hai delle ambizioni devi avere giocatori importanti». Cosa serve, dunque? «Dare un giusto valore, complessivo, ai profili. Ci sono elementi che hanno rendimento elevato e altri no. Non è facile».
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