Cautela, diligenza e profittabilità: tre prerogative irrinunciabili, utili per tracciare il perimetro del mercato invernale bianconero. Le ragioni? Disponibilità economica limitata - o comunque strettamente legata alle uscite -, e una linea comune, condivisa da Spalletti e società: non sarà questa la sessione della rivoluzione. Quella che vedrà l’ex ct in prima linea nella scelta dei profili con cui costruire la Juve del futuro. Se si paleseranno occasioni allettanti, che non richiedano esborsi consistenti o, addirittura, che mettano il club nelle condizioni di posticipare qualsiasi discorso definitivo (come i prestiti), la rosa resterà immutata. Le idee di certo non mancano, ma vanno corroborate dai presupposti di cui sopra. Normale, dunque, che la Juve stia mettendo a punto dei piani B, C e D, qualora non dovessero crearsi i presupposti per l’affondo sull’obiettivo numero uno, Federico Chiesa. Al momento i discorsi tra il club bianconero e il Liverpool proseguono a rilento: troppa la distanza sulla formula dell’affare. Comolli spinge per il prestito con diritto riscatto, così da testare concretamente le condizioni fisiche di Chiesa, visto lo scarsissimo minutaggio registrato nelle ultime due stagioni; i Reds, dal canto loro, vogliono incassare subito le fiches. Una quindicina di milioni, per l’esattezza.
In alternativa si va dal figlio d'arte
La chiave per chiudere potrebbe coincidere con il prestito oneroso con obbligo di riscatto condizionato al raggiungimento di un determinato numero di presenze. E allora i dirigenti juventini trattano, con pazienza, consci - da un lato - che per la fumata bianca ci sarà da attendere gli ultimi giorni di mercato; e che nel frattempo occorrerebbe studiare piste alternative per scovare il vice Yildiz. In questo senso, prende sempre più piede l’ipotesi Daniel Maldini. Decisivo, fin qui, il lavoro del suo procuratore, Beppe Riso, da settimane a stretto contatto con il club per un altro dei suoi assistiti, Davide Frattesi. Ma guai a fraintendere: Maldini non rientra nella schiera dei tanti profili proposti di sessione in sessione. Alla Juve l’azzurro piace, e pure molto per una serie di fattori che spaziano dalla compatibilità tecnica nel gioco di Spalletti - è stato proprio Lucio a farlo esordire in Nazionale - a quelli di natura economica. L’Atalanta lo valuta tra i 10 e i 15 milioni ma sembrerebbe più che disposta - in virtù delle continue bocciature di Palladino che fin qui l’ha usato a spizzichi e bocconi - ad aprire alla formula del prestito con diritto di riscatto. La condizione ideale per la Juventus che, così, avrebbe modo di toccarne con mano le qualità per sei mesi e valutare poi con calma a fine stagione l’eventuale acquisto a titolo definitivo.
Sullo sfondo resta Thiago Almada, chiuso nelle gerarchie dell’Atletico
Ma, dicevamo, prima di bussare alle porte della Dea, la Juve proverà fino all’ultimo a riportare Chiesa a casa. Ed è qui che risiede l’unica vera criticità dell’affare Maldini: su di lui gravita l’interesse di diversi club di Serie A, tra cui la Lazio che, avendo già trovato un accordo di base con il giocatore, a breve potrebbe far recapitare ai Percassi un’offerta concreta per un prestito con diritto di riscatto. Sul tavolo, poi, le altre piste sondate da Comolli negli ultimi giorni tra cui quella che porterebbe a Yannick Ferreira Carrasco. Nelle ultime ore c’è stato un contatto diretto tra i dirigenti bianconeri e quelli dell’All-Shabab che, però, avrebbe fatto sorgere qualche perplessità di natura economica: troppo alte per ora le richieste del club saudita, senza parlare dell’ingaggio del belga (ad oggi incide per 13 milioni lordi l’anno sulle classe del club). Sullo sfondo resta poi Thiago Almada, chiuso nelle gerarchie dell’Atletico e alla ricerca di una piazza in cui rilanciarsi in vista del Mondiale negli Usa.
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