Ci sono i sogni che danno i numeri (da giocare al lotto). E ci sono i numeri che danno sogni, come quelli di Spalletti. Da un mese a questa parte, la Juventus viaggia all’identico ritmo dell’Inter: cinque vittorie e un pareggio. Non un caso, perché il riscontro statistico specchia numericamente la sensazione, forte e nitida, di rivedere cose che la Juve non mostrava da almeno cinque stagioni, da quando, cioè, non solo ha smarrito la strada dello scudetto, ma anche la propria identità. Oggi la Juve fa la Juve, respira da Juve, è la Juve.
Juve, quello spirito onorato
Una Juve certamente meno forte di quella che ha vinto nove scudetti di fila, ma una Juve che onora quello stesso spirito, che tiene dritta la barra dell’onore, che ha smesso di vivacchiare, ma vive. Dentro questo concetto ci si trova tutto: l’aspetto tattico di una squadra che sa cosa fare con il pallone tra i piedi e tende a farlo nella metà campo avversaria; quello tecnico di giocatori che hanno ridato coraggio al loro talento; quello psicologico di una fiducia generale che ha spazzato via gli ingiustificati timori che impantanavano anche le partite più facili. Spalletti ha, dunque, compiuto la prima impresa. Forse la più importante, perché fornisce la base per portare, finalmente, avanti un progetto di crescita del club, che ha visto arrestarsi lo sviluppo da quasi un quinquennio.
Scudetto, perché la Juve può ancora sognare
Ora, però, è difficile far finta di non vederne un’altra, di impresa, che sorge all’orizzonte. Perché, appunto, i numeri fanno sognare. La classifica delle ultime cinque giornate vede Inter e Juve in testa a pari punti, seguite da Atalanta e Como. Ammesso che l’Inter batta il Lecce nel recupero, avrebbe sette punti di vantaggio: tanti, forse troppi, considerata la qualità della rosa nerazzurra. Ma, con un intero girone da giocare, sette punti non sono abbastanza per non crederci. Soprattutto dopo aver vinto cinque delle ultime sei partite. Certo il tipo di rimonta che porterebbe la Juve a superare l’Inter rimpicciolirebbe perfino il “5 maggio”, insomma siamo nell’ambito dei miracoli sportivi che verrebbero scartati da Hollywood perché sceneggiature troppo poco realistiche. Eppure la Juve, ora che è tornata a fare la Juve, ha ancora di più il dover di crederci e, soprattutto, di provarci. Se non altro perché puntando altissimo, al massimo si arriva alti.
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