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Juve ribaltata, Spalletti ha ridato una cosa che mancava da anni: ecco il vero capolavoro

È partito da un concetto semplice, immediato, banale, veicolandolo con insistenza fin dal primo giorno di lavoro alla Continassa, nella speranza costruirvi sopra - una volta assorbito con successo da ogni singolo interprete del gruppo squadra - tutto il resto. E cioè l’idea di entrare in campo di domenica in domenica non per capire come andrà la partita; ma sapendo di poterla portare sempre dove si vuole con il gioco. Qualche senatore bianconero lo avrà preso per pazzo. “Come potrà mai pensare di venire qui alla Juve e riuscire là dove sono falliti tutti?”. Considerazioni più che puntuali, alla luce dei recenti stravolgimenti esistenziali, nella direzione di un calcio spigliato e propositivo.

La Juve di nuovo in carreggiata

Da Sarri a Pirlo, passando per Thiago Motta: tecnici osannati e scaricati nell’arco della stessa stagione, con tanto di dietrofront mica da ridere (Tudor e Allegri tutto sono fuorché dei “giochisti”). Eppure il campo gli ha dato ragione. Sì, perché a poco più di due mesi dal suo arrivo a Torino, Spalletti non ha solo rimesso la Juve in carreggiata - come il più pragmatico dei traghettatori - ma è andato ben oltre, conferendole un’identità nuova, che non ha precedenti nella storia del club. I bianconeri vincono, convincono. Segnano a profusione e reggono l’urto in quei rari sprazzi di partita in cui si ritrovano alle strette. Basta guardare i numeri per certificare lo straordinario lavoro di Spalletti: con lui alla guida la Juve ha raccolto 24 punti in 11 partite (solo l’Inter ha fatto meglio con 25), segnando 20 gol - ad oggi secondo miglior attacco della Serie A - e subendone solo 7.

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