C’è stato un tempo in cui certi incontri non lasciavano tracce, se non nei racconti sussurrati a distanza di anni. Come l'arrivo di Tevez alla Juventus. Niente comunicati, niente foto, solo porte chiuse e dettagli che filtravano da chi, per caso, era nel posto giusto al momento giusto. Londra, una sera qualunque, un ristorante chiuso. Dentro, però, si stava scrivendo un frammento importante di calcio italiano. Un frammento che oggi, guardando i protagonisti schierati su fronti opposti, assume un sapore quasi surreale. Il calcio vive anche di queste coincidenze, di storie che tornano a galla quando meno te lo aspetti.
Il ristorante chiuso e l’affare Tevez-Juve
Di Marzio, lo ha raccontato come uno di quegli scoop che nascono lontano dai palazzi del potere. La soffiata arrivò da un ragazzo italiano, tifoso juventino, che lavorava al Babbo Restaurant di Londra da lavapiatti, locale di proprietà di Kia Joorabchian, agente di Tevez. Quella sera il ristorante rimase chiuso al pubblico, evento insolito per un locale così frequentato. Dentro c’erano Beppe Marotta, Fabio Paratici e Antonio Conte, seduti allo stesso tavolo del calciatore argentino e del suo procuratore. Nessuna passerella, solo un incontro riservato per costruire un colpo che avrebbe segnato un’epoca per la Juventusin quel momento. E appena il ragazzo italiano lo venne a sapere dal cuoco, contattò l'esperto di mercato di Sky. Poi Di Marzio, dopo alcune verifiche, ha contattato Paratici dicendogli: "Come si mangia al Babbo Restaurant?". E lui è impazzito: "Come hai fatto? Ti faccio chiamare da Agnelli. Non lo sapeva nessuno, Siamo andati all’aeroporto di Caselle anche mascherati per non farci riconoscere" . Il calcio, a volte, non riesce a nascondersi nemmeno quando ci prova davvero.
Da alleati silenziosi ad avversari dichiarati
Rivedere oggi quell’immagine fa sorridere, ma anche riflettere. Marotta è il presidente e amministratore delegato dell’Inter, simbolo di una dirigenza vincente dall’altra parte della barricata. Conte, dopo il suo passato bianconero, guida il Napoli per il secondo anno consecutivo, da antagonista diretto. Paratici, pronto a tornare in Italia dal 4 febbraio, ha già comunicato il suo nuovo capitolo con la Fiorentina. Stessi volti, stesse ambizioni, colori diversi. Quel tavolo londinese raccontava un’alleanza, oggi racconta una rivalità. È il ciclo naturale del calcio: ciò che unisce in silenzio, col tempo divide alla luce dei riflettori. E certe storie, proprio per questo, diventano ancora più affascinanti.
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