Tra i tanti interrogativi che animano ogni giorno il dibattito bianconero, ce n’è uno in particolare che - da un mese a questa parte - ritorna con una certa frequenza: “Ma cosa aspetta la Juventus a chiudere il rinnovo di Weston McKennie?”. Semplice: fin qui è stata una mera questione di priorità. Di situazioni ritenute più “urgenti”, e da gestire - dunque - a stretto giro. Scelta comprensibile, se si considerano i tanti eventi che hanno impegnato la dirigenza negli ultimi mesi: dall’esonero di Tudor, all’arrivo di Spalletti, passando poi per i vari obiettivi di mercato di Comolli, utili per colmare le lacune della rosa bianconera. Meglio dunque rimandare i discorsi con l’entourage dell’americano. Del resto, si trattava di un profilo “di contorno”, un gregario - eventualmente - sacrificabile qualora non si fosse trovata una quadra per il suo rinnovo di contratto. Eppure in due mesi è cambiato tutto. Sì, perché nessuno si immaginava che l’ex Shalke, sotto Spalletti, potesse inscenare una metamorfosi tecnica simile. Che diventasse a tutti gli effetti uno dei protagonisti della recente rivoluzione tecnica. Un titolare inamovibile, decisivo e funzionale in tutti i ruoli affidatagli dall’ex ct.
Motore della Juve
Negli ultimi due mesi McKennie è andato ben oltre la retorica del soldatino tuttofare. Del jolly utile per mettere una pezza in quelle zone di campo vacanti, per via dei vari infortuni. Se Spalletti non ci rinuncia mai è perché è diventato a tutti gli effetti il motore della Juventus. Una mezzala preziosissima che recupera palloni, facilita il dialogo tra i reparti e che - soprattutto - offre una roaster di soluzioni offensive ben più variegato. Basti pensare che dall’arrivo di Lucio, McKennie ha preso parte a 8 reti della Juventus fra tutte le competizioni: 4 gol e 4 assist. Numeri incompatibili con quelli registrati fin qui in bianconero. Una metamorfosi dirompente che avrebbe spinto lo stesso Spalletti a spendersi direttamente con la società per paventarne il prolungamento di contratto. Wes fin qui non ha forzato la mano, pur esprimendo più volte - anche ai microfoni dei media - le sue volontà: «Torino è una gran parte della mia vita, quindi voglio fare tutto il possibile per la gente di qua. Se sto parlando con la società del rinnovo? Non lo so, io lascio questo al mio agente. Lui parla con me, ma io spero di rimanere qua a lungo». Logico, però, che in assenza di segnali concreti da parte della Juventus sia difficile rimanere indifferente di fronte alle avances in arrivo dal resto d’Europa.
Le sirene inglesi e il rinnovo
A cominciare da quelle della Premier League - diversi i club che hanno contattato il suo entourage -, e della Liga, con l’Atletico del Cholo che sembrerebbe disposto a bruciare la concorrenza, assicurandosene il cartellino già nella finestra di mercato di gennaio. La scintilla definitiva che avrebbe spinto la Juventus a tornare sui propri passi e rivedere le proprie strategie. Le prossime settimane, in questo senso, saranno decisive per il futuro di Mckennie, dal momento che la società sembra pronta a calendarizzare un incontro con il suo entourage per il rinnovo. Per convincere l’americano, stavolta, potrebbe non bastare un rinnovo “soft”, come quelli pattuiti nelle ultime due stagioni. Per il sì, servirà un prolungamento più consistente, con un leggero ritocco dell’ingaggio. Al momento McKennie percepisce 2.5 milioni netti a stagione. La richiesta del suo entourage - sulla carta - potrebbe avvicinarsi a quella del resto dei compagni di reparto, su tutti Locatelli e Koopmeiners (rispettivamente 3 e 4.5 milioni netti a stagione).
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