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Douglas Costa e Pogba, parabole maledette: dalla Juve alla Serie D e... Balotelli

C’è una bellezza segreta nella decadenza. Nelle storie delle promesse disattese, dei talenti inespore, contraddittori. Quelli stramaledettamene dotati, al centro della scena più per vocazione che per merito. Perché ci affascinano? Semplice: perché, fra tutte, sono quelle che non riusciamo a lasciare andare. I campioni che vincono tutto diventano poster, numeri, cimeli da museo. Le leggende immacolate si chiudono in una teca. Ma gli uomini che cadono, che si rompono, che si perdono… quelli restano vivi. Ci parlano, ci assomigliano. E allora anche i più cinici riscoprono dentro di sé il sapore dolce dell’empatia. All’imprevedibilità spetta il resto del lavoro: spingerci a conoscere ogni sfaccettatura di quella storia, per poterla raccontare alla prima occasione utile. Nel caso di Douglas Costa e Paul Pogba, mancano giusto un paio di capitoli, ma la sceneggiatura può dirsi già bella che scritta.

Juve, Douglas al top d'Europa

La Juve, in momenti diversi, gli ha permesso di elevarsi al cospetto dei migliori calciatori d’Europa. A Douglas - rispetto al collega francese, illusosi pochi mesi fa di poter ritrovare la miglior condizione al Monaco, dove continua a restare fuori per problemi fisici - sono bastati giusto dei piccoli spezzoni di partita per far innamorare il popolo bianconero. Dalle sgasate in campo aperto ai dribbling, disumani, con cui si è guadagnato fior e fior di clip che - ancora oggi - continuano a girare sui social media. Come quell’elastico sublime rifilato a Veltman nei quarti di finale di Champions League. Passando poi per i gol, mai banali, con cui ha deliziato un pubblico difficilmente impressionabile come quello dell’Allianz, saturo di bellezza, in virtù dei tantissimi successi ravvicinati di quegli anni. A tal punto da farsi andare bene la sua precarietà fisica.

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