La seconda vita inizia quando non si ha più paura di far finire la prima che ha occupato tempo e pensieri in modo totalizzante. Accade che un giorno ti svegli, ti vedi e dici: io sono, a prescindere dal ruolo sono. E lei è, Sara Gama è. Oltre la difensore che è stata. Partiamo dunque dalla fine, poiché andare a ritroso dà vigore alla nuova versione di sé e non aggiunge nostalgia a un passato che è già ricordo. Gama è capodelegazione della Nazionale femminile, l’ultimo ruolo indosso, ovvero il primo della sua seconda vita. L’addio al campo è avvenuto lnel 2025, quello alla maglia azzurra nel 2024, e fine degli addii. Ha iniziato a giocare a sette anni, ovviamente per strada con gli amici, poi il Tavagnacco, Brescia, Psg, di nuovo Brescia, Juventus, difensore con un palmares importante che sintetizziamo in 17 titoli in Italia, 140 presenze in Nazionale di cui è stata per anni la capitana, infine onorificenze varie. Lei è il calcio, il calcio è seconda pelle, disfarsene sarebbe scarnificarsi.
Gama è Speedy per tutti, e mille altri nomignoli privati, quasi uno per ogni persona che la ama, la stima e ha condiviso con lei percorsi. È una Barbie in maglia bianconera, che la Mattel le ha dedicato nel 2018, con i ricci scuri e impenetrabili come una foresta, una barriera ai suoi pensieri più intimi. È vicepresidente AIC, prima donna a rivestire il ruolo, oltre che consigliera federale. È dell’Ariete non per caso, voce forte, autoritaria, con accento triestino mai perso nonostante il lungo peregrinare dall'Europa all'Italia, 36 anni, una laurea e quattro lingue parlate. È una combattente, sulle sue gambe sottili corre, salta, si mette in mezzo, provoca reazioni, lancia idee, progetti, battaglie. Battaglie, già, contro il razzismo, contro la discriminazione di genere, per la parità dei diritti, per il professionismo delle atlete. Sara Gama è una firma sulla svolta del calcio femminile, una capopopolo rigorosa, rispettosa e rispettata, in tempi in cui (dieci anni fa, nemmeno tanto lontani) sembrava impossibile raggiungere i risultati attuali in un sistema e una cultura che volevano le donne ballerine e non calciatrici. Ma, per favore, direbbe Sara, non giriamo ancora su questo argomento, andiamo avanti ché a girarci intorno, e lamentando che siamo lontani dalla piena parità, si fanno buche e ci si affossa. Andiamo avanti, sì, tutti assieme però. Credendoci. D’altronde se anche Barbie ha messo gli scarpini, tutto può succedere e, a conti fatti, in parte è già successo.
**Sara Gama in pensione, difficile a credersi...**
_«Pensionata io? Ho dei dubbi. Sono molto indaffarata. Ho altri ruoli, incarichi e non smetto di formarmi. Ferma non sono affatto. È nuova vita, nuova routine, sempre in viaggio»._
**Niente più allenamenti, partite, tute, scarpini, classifiche, statistiche... Le manca un po’ tutto questo?**
_«Mi mancano le compagne, e non mi mancano affatto le pressioni. La mia scelta di smettere è stata ponderata. L’ultimo anno è stato molto bello per i risultati con la Juventus, nonostante l’infortunio»._
**Niente più pallone nemmeno per... gioco?**
_«Non faccio attività fisica, mi alleno poco per conto mio, ma non è la stessa cosa. So che devo impegnarmi di più su questo fronte»._
**Sta pensando di dedicarsi a un altro sport?**
_«Amo gli sport di acqua, di mare. Se mi spostassi a Trieste, la mia città, sarebbe tutto più facile. Mi piace anche il tennis, ma il calcio è il mio sport»._
**Si è riappropriata del suo tempo?**
_«Insomma... Ne ho anche di meno, conto però di averne di più, per me intendo. Prima devo assestarmi»._
**Dove vive adesso?**
_«Da otto anni a Torino e sono ancora qui; in realtà vivo in giro per il mondo, parecchio in giro. A Trieste sono molto legata, c’è sempre stata un’attrazione verso casa, il ritorno. Ci vado quando posso, peccato che sia lontana, dall’altra parte... Per assurdo era più vicina a Parigi, quando giocavo nel PSG, prendevo un aereo e in un attimo ero arrivata»._
**A che punto è il calcio in Italia, visto da fuori?**
_«L’Europeo è stata una grande prova di crescita, una dimostrazione del buon percorso fatto. Si può fare sempre meglio, ma anche peggio. Sono contenta dei risultati della Nazionale. Le ragazze sono tutte brave. Il valore si è visto. Ci manca ancora qualcosa rispetto alle top europee, come Spagna e Inghilterra. Però stiamo crescendo e anche i risultati delle Under 17 e 18 lo dimostrano. Così come il fatto di avere tre club in Champions League»._
**La Nazionale si sa è un traino, dopo un ottimo Europeo ora si alza l’asticella in vista del Mondiale. Con quali ambizioni e consapevolezze è cominciato il biennio verso il Brasile?**
_«L’ambizione della Nazionale ovviamente è vincere. Finora ha fatto bene. Ha investito, come lo hanno fatto i club, e i risultati stanno arrivando. Non faccio previsioni, però a una grande competizione se arrivi in finale parti alla pari, poi te la giochi per vincere»._
**In Italia in dieci anni le cose sono molto migliorate. Ed eccoci al ricambio generazionale, siamo pronte?**
_«Il livello generale è più alto. Produciamo qualità, dieci anni fa c’erano le titolari, e poi si faceva fatica, ora il ricambio è maggiore. Il mercato e il professionismo hanno permesso la crescita. Molte azzurre sono andate all’estero, seppure sia un peccato per la Serie A averle perse, i club che hanno investito hanno avuto un valore indietro e questo è molto importante per tutto il movimento»._
**Appunto, ora noi valiamo e non siamo più solo chi importa, esportiamo pure, vedi Cantore, Boattin, Linari, Caruso: il valore che parte, in qualche modo ritorna?**
_«Per le nostre ragazze giocare all’estero è un arricchimento professionale ma anche di vita. Si possono fare percorsi più o meno buoni, si cresce comunque. Il valore di un’esperienza poi lo riportano indietro e in Nazionale, certo»._
**Azzarderebbe un pronostico per lo scudetto?**
_«Guardo la Serie A, senza fare previsioni su chi vincerà. Ormai seguo tutte le squadre con un altro sguardo e un’altra attenzione. Certo alla Juventus ci sono le mie compagne...»._
**Ha mai pensato di allenare?**
_«No, mai. Questo non vuol dire che non possa accadere. Molte mie compagne hanno già il patentino Uefa B, frequentano i corsi. Io faccio altro. Preferisco la parte dirigenziale e la politica sportiva. Da sempre mi occupo dello sviluppo del calcio femminile, ho un master in management sportivo. Ho tanti progetti portati avanti con l’AIC e con la Federazione. Questo è il mio campo e qui voglio migliorare»._
**Che effetto le fa passare alla storia per il suo impegno nella crescita del calcio femminile, per il professionismo e per la battaglia socio-culturale in Italia?**
_«Essere tra le artefici di tutto questo è un orgoglio. È stata una grande fatica, un enorme impegno mentre anche giocavo. Non è stato facile mantenere un equilibrio, specie dovendo pure raggiungere risultati sportivi. Sento una grande responsabilità, so che non si finisce mai di fare abbastanza. Ci sono tante cose che voglio realizzare, i ritmi per ora sono altissimi»._
**Qual è il suo obiettivo in questa nuova veste?**
_«Dobbiamo focalizzarci sulla base, poiché i numeri della base sostengono i vertici. Tutti dobbiamo contribuire alla crescita nel tempo, serve costanza. Finora si è fatto bene, ma si può raccogliere di più. Lo sviluppo della base è la missione a lungo raggio, in sinergia con tutti i componenti. Il calcio femminile in Italia ha grandi potenzialità, è ancora un terreno inesplorato. Ci sono il paralimpico e mille aree in cui intervenire. Si sta facendo molto in ogni direzione. Io voglio sviluppare il sistema calcio, non come femminile inteso altro dal maschile, ma come cosa unica con le sue contaminazioni. Quando si va in Consiglio Federale si ragiona su tutto il calcio. Servono progressione e progettualità»._
**Che cosa direbbe oggi alle bambine che vogliono diventare calciatrici?**
_«Dico sempre che devono seguire la loro passione: se piace una cosa si deve trovare il modo di raggiungerla. La richiesta oggi è forte. Il vero messaggio però lo manderei ai genitori e ai dirigenti: si deve lavorare per avere più squadre, in modo tale che le ragazze possano giocare vicino a casa, senza doversi allontanare per inseguire un sogno»._
**Cosa sta leggendo?**
_«“Un uomo” di Oriana Fallaci. E ho preso di recente in libreria “Alma” di Federica Manzon, attratta dalla copertina, c’era il mare, trovando poi la storia che volevo. Parla di una triestina e di cose che hanno a che fare con la mia città, la mia regione, l’ex Jugoslavia, insomma la mia identità. Purtroppo non leggo quanto vorrei. Devo trovare il modo per prendermi più tempo»._
**Lei si è raccontata nell'autobiografia “La mia vita dietro al pallone – Dai topolini di Trieste al Mondiale, storia di una campionessa del calcio”,** **c’è una possibilità che torni a scrivere?**
_«È un libro per ragazzi che parla di me da bambina fino al Mondiale del 2019. Non ho in mente di scrivere altro. Mi hanno stimolato gli altri a farlo, dopo i discorsi scritti in occasione dei due incontri con il presidente Mattarella. Più che al secondo, apprezzato da tutti, in cui parlo dell’articolo 3 della Costituzione, sono affezionata al primo, venuto di getto andando al Quirinale, nemmeno l’avevo riletto: era potente. Insomma, se c’è qualcosa da dire posso scrivere, altrimenti no, non ho intenzione di darmi alla scrittura. Diciamo pure che in quanto a creatività e fantasia ce le ho sotto i piedi. L’aspetto artistico viaggia dalla parte opposta a me, altrimenti facevo l’attaccante»._