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Tutti per uno. Uno soltanto: Gianluca Vialli. Da Buffon a Ferrara e Ravanelli, un mare di ricordi

Tutti per uno. Uno soltanto: Gianluca Vialli. C’è la Juventus al gran completo, per esempio: da John Elkann a Giorgio Chiellini, passando per Luciano Spalletti. Il Teatro Regio diventa uno stadio a tinte bianconere, con qualche altra maglia che sventola in platea. C’è quella della Sampdoria e pure quella della Cremonese. Il ricordo unisce tanti amici, vicini e lontani. Storici e recenti. Il primo a giungere al Teatro Regio è Gigi Buffon, visibilmente emozionato: “Gianluca è un ricordo indelebile. Il patrimonio che ci ha lasciato è talmente denso di valori che inevitabilmente vivrà per sempre. Luca è stato calciatore, capitano, allenatore, opinionista. È stato tantissime cose e in qualsiasi ruolo ci ha messo grande serietà, impegno e credibilità”. Buffon ha anche parlato d’attualità: “Inter-Napoli è stato uno spot incredibile per il nostro calcio. La Juve? Mi sembra che la squadra stia ricevendo molto bene ciò che il mister impartisce e ha un’identità ben precisa”. Gigi va dritto al punto: “Devo dire che ho visto le ultime partite, compresa quella di Cagliari, che è stata una partita inspiegabile: una Juve con quel tipo di piglio, quel tipo di identità, quella voglia di aggredire l’avversario era da parecchio tempo che non la vedevo”. Un cenno alla Champions League: “Sicuramente l’Inter e l’Atalanta sono quelle posizionate meglio e in linea di massima possono essere un po’ più tranquille. Per quello che riguarda la Juve e il Napoli il discorso è un po’ differente, ma credo anche che abbiano le potenzialità per poter arrivare al playoff”. Infine, la Nazionale: “Penso ci siano le prerogative per poter arrivare dove vogliamo arrivare”. La parola Mondiali non viene pronunciata, ma il riferimento è chiaro, scaramanzia a parte. Poi, è la volta di Gianluca Pessotto, ex compagno di squadra di Vialli ai tempi della Juve: “Luca era un perfezionista, pretendeva tantissimo da se stesso e dai compagni. Quello che ha lasciato è una grande determinazione, la voglia di metterci sempre la faccia davanti alle difficoltà, prendersi le proprie responsabilità come un grande capitano deve fare. Ci ha lasciato una grande eredità”.

La voce rotta di Ferrara

Si commuove, davanti ai microfoni, Ciro Ferrara. Un carissimo amico di Vialli, col quale ha condiviso momenti magici con la maglia bianconera e non solo: “Luca ci ha saputo trasmettere tantissime cose anche nei suoi momenti difficili. La prima cosa che mi viene in mente, oltre alle risate e alla sua autoironia, è un abbraccio. Un abbraccio incontenibile che portò e sigillò una vittoria epica, quella della Champions League del ’96. In quel momento ci siamo abbracciati prima del rigore di Jugovic , poi siamo caduti a terra con il cuore a mille”. La voce trema, ma Ferrara non si scompone. Anzi, sorride ripensando a Vialli come compagno di squadra: “Luca è sempre stato un trascinatore, sapeva stare all’interno del gruppo scherzando e non se la prendeva quando lo prendevamo in giro. Non era permaloso”. Anche Fabrizio Ravanelli, l’eroe della notte di Roma, ha cercato un modo per non dimenticarlo: “Per me era un punto di riferimento. Quando si torna a Torino, soprattutto per chi è juventino come me, è sempre una grande emozione. Lo è soprattutto se si viene a ricordare una persona straordinaria, io sono cresciuto a pane e Vialli: è stato il mio eroe, trovarmelo in squadra è stato incredibile. Dava sempre suggerimenti giusti, era un po’ il nostro parafulmine”. Luca fa abbracciare tutti. E tutti lasciano volentieri un pensiero. Col sorriso, una presenza costante. Accomuna chiunque. Vialli non ha proprio bandiere.

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