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Mourinho a sorpresa in conferenza: "Se allenerei la Juve? Certo". Poi la stoccata ai giovani…

José Mourinho entra all'Allianz Stadium poco dopo le 19. La temperatura è vicina allo zero ma lui è in giacca e completo. Serenamente così. È la prima volta che torna a giocare in Italia dopo l'esonero con la Roma, due anni e quattro giorni fa. Lo fa a Torino contro la Juve di Spalletti che, dice, non è "il classico allenatore italiano. Le sue squadre giocano e giocano bene", ammette. Il loro rapporto non è sempre stato rose e fiori, Spalletti lo ha battuto solo due volte e in questo stadio, quando era l'allenatore del Manchester United, fece impazzire tutti con la mano all'orecchio. È una delle sue foto più iconiche: era il 7 novembre 2018, finì 2-1 con autorete di Alex Sandro al 90'. Era la Juve di Allegri: un'altra vita. Questa, invece, vede Mourinho col suo Benfica affrontare la Juve che ha battuto 5 volte. Altrettante ha perso, due volte ha pareggiato. Perfetto equilibrio, quindi. Non è tempo di pensare al passato, però: quella di domani è come una finale? "È una finale come tutte le altre, ovviamente guardando ai punti è chiaro che abbiamo bisogno di vincere, non so se tre, quattro o cinque ce ne mancano. C'è un po' di pressione, ma se domani il pareggio fosse sufficiente avremmo paradossalmente delle difficoltà a livello psicologico. Sappiamo dove giochiamo e contro chi, giocheremo per vincere per provare a qualificarci nell'ultima partita".

Mourinho e le parole su Spalletti

Impossibile non parlare del rapporto con Spalletti: "Non conta, ma capisco che sia qui sia in Portogallo se ne parli. Qui si dovrebbe parlare solo di Juve-Benfica: Luciano dice che il Benfica è un pezzo della storia del calcio, lo ringrazio. Ma quando si gioca Juve-Benfica Mourinho e Spalletti non contano. Abbiamo un bel rapporto, le frecciatine fanno parte del lavoro. Io lo rispetto tanto, mi piace ed è quello che conta. Ha detto che quando ci sono io si alza il volume del calcio? Dei fischi forse...", risponde col sorriso José. "Dalle sue squadre, sempre con giocatori forti, ti aspetti qualità. E c'è, c'è sempre: calcio qualitativo, a volte verticale e veloce, è davvero molto molto bravo. Ho giocato spesso in questo stadio, è chiaro che essere qui con l'Inter qui è diverso ed è da lì che viene questo "amore". Ho giocato contro di loro all'Olimpico, ma questo stadio è moderno, con un ambiente caldissimo. Ma sappiamo cosa significare giocare in una grande squadra, i miei giocatori lo sanno".

Mourinho: "Se allenerei la Juve? Certo"

I suoi giocatori, come tutti, sanno che Mourinho non si nasconde mai: "Se mi chiedete se voglio giocare bene o vincere? Io voglio vincere, anche se giocare bene aiuta ovviamente. Ma cosa vuol dire giocare bene? La gente si diverte a parlare, soprattutto chi non ha avuto il cu... in panchina, ma alla fine conta vincere". E, ancora*: "* Per me è una sorpresa quando allenatori senza storia o lavoro fatto hanno la possibilità di allenare squadre importanti: quando la Roma prende Gasp, il Milan Allegri o la Juve Luciano per me non è una sorpresa. Se accetterei la Juve? Certo".

Mourinho e la stoccata al giornalista portoghese

Sulla formazione Mou non si sbilancia: "Dico solo che Bruma inizierà dalla panchina", spiega. Accanto a lui in conferenza c'è proprio Bruma: "Si è infortunato di fronte a me quando allenavo il Fenerbahce e non pensavo che tornasse a gennaio. Ha fatto un grandissimo lavoro e adesso deve fare quello che mi ha promesso quando mi ha fatto gol contro: portami con te e ti farò tanti gol". Quando, dal Portogallo, gli muovono qualche critica, lui risponde: "Tolte le inglesi, le spagnole e il Psg, chi è che ha vinto la Champions negli ultimi anni? Il Porto. E l'Inter. E chi le allenava?". La risposta è facile. Ed è l'uomo che domani troverà di fronte la Juventus.

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