Il mercato del Napoli può cambiare all’improvviso, ma in Serie A volano gli stracci. Il 2026 si è aperto con il club di Aurelio De Laurentiis costretto a operare a saldo zero per il mancato rispetto del limite di 0.8 dell’indicatore del costo del lavoro allargato. Cioè quello che, mettendo in relazione fatturato e costi del personale, traccia una linea: se i secondi non sono sostenibili, non si può lavorare in entrata se non bilanciando con il misurino le operazioni in uscita. È per questo che, nonostante Antonio Conte chieda rinforzi, per ora Giovanni Manna non ha potuto accontentarlo, in attesa di sbloccare le complicate cessioni di Lorenzo Lucca e Noa Lang. Ma è un limite che può evaporare. È infatti in programma oggi un consiglio federale straordinario, convocato in fretta e furia ieri nel tardo pomeriggio, dopo la votazione avvenuta nell’ultima assemblea di Lega Calcio Serie A. Una riunione nella quale i toni si sono accesi, con De Laurentiis protagonista di uno scontro verbale con altri presidenti. Il Napoli ha sempre considerato paradossale il blocco: pur non avendo un fatturato elevatissimo rispetto alle altre big, il club ha ampie riserve di liquidità accantonate.
Si ragiona in tripla cifra
Si ragiona in tripla cifra. Sono i soldi che, in anni di bilanci in attivo, la proprietà ha messo da parte, senza distribuire dividendi ai soci. Soldi che non figurano però tra le modalità di ripianamento, e quindi di sblocco del mercato, previste dalla Figc. La ratio è semplice: tecnicamente, non sono nella disponibilità del Napoli, ma dei suoi azionisti. Il tema, come detto, è stato trattato nell’ultima assemblea di Lega. Durante la quale è stata approvata, con sedici voti a favore, uno contrario e tre astenuti, la delibera su cui si dovrà esprimere la Figc oggi e che include anche l’impiego delle liquidità in questione tra le modalità per riportare l’indicatore del costo del lavoro allargato entro parametri accettabili. La vicenda ha però creato una profonda spaccatura, tutta interna alla corsa scudetto: il Milan ha votato contro, le astenute sono Juventus, Inter e Roma. Non a caso, le principali concorrenti del Napoli per il tricolore, ma anche per i primi quattro posti, che alla fine della fiera sono il vero obiettivo da non fallire per le grandi squadre. Su tutti, le argomentazioni di Adl - a cui va riconosciuto di aver sostenuto questa tesi da mesi, e che in assemblea ha duramente attaccato i consiglieri federali per non aver modificato le regole prima, arrivando a prospettare denunce - e soprattutto la successiva delibera non sono piaciute a Giorgio Chiellini e Beppe Marotta, rispettivamente Director of Football Strategy della Juventus e presidente dell’Inter.
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