L'esclusivo format di interviste di DAZN continua il suo viaggio alla scoperta dei protagonisti della Serie A per svelarne i segreti tattici e tecnici sia attraverso le abilità in campo, sia tramite il loro racconto personale, con storie ed esperienze che ne hanno definito il percorso. Il protagonista del terzo episodio di questa nuova stagione è Vanja Milinkovic-Savic, il “gigante serbo” che difende i pali del Napoli di Antonio Conte. L’intervista anticipa la prossima sfida di campionato dei partenopei, che li vedrà impegnati nel big match dell’Allianz Stadium contro la Juventus. La battaglia tra i bianconeri e il Napoli va oltre il grande fascino e l’intensità che caratterizza gli scontri tra due squadre data l’importanza per le sorti dei vertici della classifica di questa stagione. Nel corso dell’episodio, Milinković-Savić si racconta senza filtri, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera, dalla vocazione offensiva degli inizi alla scelta di diventare portiere, passando per l’esperienza al Manchester United, il legame con il fratello Sergej e una mentalità votata esclusivamente alla vittoria.
L'intervista a Milinkovic-Savic
Sulla sua voglia di vincere, Milinkovic ha dichiarato: “Voglia di vincere qui? Certo, siamo tutti qua per vincere. Non gioco se non voglio vincere, qualsiasi cosa faccia nella vita io voglio vincere. Anche quando avrò dei figli, non lascerò mai vincere nemmeno loro. Io devo vincere, a tutti i costi”. Sul ruolo da portiere: “Nato per parare? No no, sono nato per metterla dentro. Ero un attaccante, un bomber che non vi immaginate. Col tiro che ho! Mi giravo e calciavo, non la passavo mai, ero un egoista, devo dirlo. Vedevo solo la porta, volevo essere io a fare gol. Quando poi ho visto quello che dovevano fare le punte nel calcio di oggi, tanti scatti, tante corse… allora meglio andare in porta, si correva di meno”.
"Sergej? Un po' gli manca l'Italia"
Sul fratello che milita nell'Al Hilal: “Un po’ gli manca l’Italia, si vede perché torna spesso. Come dice lui, sono le abitudini: quando ti abitui all’Italia è difficile cambiare, sono pochi quelli a cui non piace l’Italia. Contro di me non ha mai segnato? E non lo farà mai! Ci ha provato, un paio di volte, ma già io ci metto sempre il 120 %. Contro di lui… è una cosa tra fratelli, è una sfida da quando siamo piccoli. In quelle occasioni, ci metto il 200 %, non lo farei mai segnare, impossibile: il giorno dopo non dormirei”. Sul suo numero di maglia infine ha dichiarato: “Per me da ragazzino il portiere era Abbiati e lui aveva il 32. Io ero piccolo ed eravamo in Serbia quando il Vojvodina giocò una partita contro l’*Atletico Madrid, quando Abbiati giocava lì. Poter vedere dal vivo l’Atletico, in Serbia, era inimmaginabile: lì ho visto Abbiati e mi è piaciuto il suo numero*”.
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