Dice Yildiz: "Qui sto bene". Aggiunge Spalletti: "Gli voglio bene come un figlio". E allora, cos’è che aspettano per il rinnovo di contratto? Fosse così facile, alla Juve in molti avrebbero già firmato in bianco. E invece no, nemmeno il tecnico, che pure ha ritrovato la strada del successo in bianconero, è sembrato realmente disposto a svestire di richieste specifiche la possibile trattativa, decidendo di rimandare ogni discorso a quando la stagione gli avrà dato una sentenza. Bella o buona. Dura o dolce. Non gli importa: per lui conta solamente avere una risposta dal lavoro, la stessa che ha ricevuto Kenan, e anche da tempo. Il dieci turco, dopo aver formalmente incaricato la famiglia e un intermediario di fiducia, ha approcciato la questione prolungamento come se non gli appartenesse. Si è tappato le orecchie. Ha chiuso gli occhi. Si è persino arrabbiato, quando la cronaca bianconera lo metteva al centro dei discorsi, tra le legittime aspettative e le mancanze del club, almeno fino a quel momento.
Ciò che conta davvero
Pertanto, ne ha preso le distanze, lasciando lavorare chi era deputato a fare i suoi interessi. Un preambolo necessario per spiegare la risposta che ha dato ai media turchi subito dopo la vittoria della Juventus contro il Benfica, nella quale Yildiz non è andato a segno, ma ha mostrato ancora una volta perché Spalletti abbia addirittura il timore di metterlo in ombra con un possibile ed eventuale nuovo acquisto nel suo ruolo. "Del prolungamento non ne parlo - ha spiegato la stella juventina -. Sono concentrato sul campo e su quello che devo fare qui". In più, "sto bene alla Juve ed è questo che conta adesso". E conta tantissimo.
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