Massimo Callegari23 gen 2026, 10:04
Ultimi aggiornamenti: 23 gen 2026, 10:04
L'allenatore bianconero merita applausi per il lavoro in panchina, un po' meno per le distrazioni extra-calcio.
Face off. Un po’ John Travolta, estroso e accattivante, un po’ Nicolas Cage, ombroso e accigliato.
Ci sono due volti del Luciano Spalletti juventino: quello sul campo parla con l’organizzazione e la crescita individuale/collettiva; quello oltre l’area tecnica, in senso letterale e figurato, si esprime con le sue reazioni e le risposte dirette ai tifosi.
Innanzitutto bisogna fare i complimenti al mister ( semicit. ) per il lavoro sul campo, perché ha ribaltato una squadra che prima del suo arrivo dipendeva da un’unica fonte creativa: palla a Yildiz e andiamolo ad abbracciare. Dopo l’infortunio di Vlahovic, con David e Openda desaparecidos, era rimasto solo il talento del numero 10. Mancavano soluzioni e di conseguenza fiducia nel reparto offensivo.
Spalletti ha riassestato tutto lavorando sul coraggio, la qualità e la responsabilità. Il coraggio è mentale e cambia il tempo della giocata, la qualità è tecnica e incide sulla pulizia del passaggio, la responsabilità è collettiva ed è il vero step rispetto al recente passato. Oggi la Juventus non è sempre brillante, perde quando domina (a Cagliari) e vince quando soffre (contro il Benfica). Ma è una squadra.