A Como e Bologna c'è tempo, pazienza e pressioni nettamente inferiori a quelle che si respirano a Milano e Torino.
Se a Como e Bologna ci si può accontentare del bel gioco a prescindere dai risultati, alla Juventus e all'Inter la questione bel gioco può e deve passare in secondo piano.
A mio modo di vedere l'esempio Thiago Motta è servito da monito all'Inter. Puntare su Fabregas, dopo la chiusura del ciclo Inzaghi e la batosta di Monaco, sarebbe stato probabilmente un harakiri.
Non perché Chivu sia meglio di Fabregas come allenatore, ma semplicemente perché era e si sta dimostrando più adatto. Niente rivoluzioni, niente ossessioni giochiste, ma un silenzioso cambiamento travestito da continuità.
Chivu ha giustamente proseguito il lavoro di Inzaghi, ne ha beneficiato e ha toccato le corde che si dovevano toccare senza necessariamente cimentarsi in un assolo di chitarra.
Nonostante fosse anche lui un allenatore emergente e con le sue idee, ha capito quale fosse la cosa più giusta da fare in quel momento in una piazza demotivata e in uno spogliatoio non certo sereno.
Siamo sicuri che Fabregas avrebbe fatto lo stesso? E che l'Inter, oggi, con lo spagnolo sarebbe stata comunque in vetta alla classifica?