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Chivu punge Mourinho e difende Marotta: l'allenatore dell'Inter risponde allo Special One

Cristian Chivu non è uno che si nasconde: replica, sul campo e anche davanti al microfono. Lo fa a modo suo, con calma e compostezza. In fondo, sono proprio i “tranquilli” quelli che nei film sono spesso i più vendicativi di tutti. Lo sa bene Cesc Fabregas, primo candidato alla panchina dell’Inter nel post Inzaghi e asfaltato dalla squadra nerazzurra (4-0) nello scontro diretto del 6 dicembre, perché in quella gara, volente o nolente, Chivu voleva dimostrare qualcosa in più del rivale. Il tecnico romeno però dopo il successo sul Pisa ha risposto anche a José Mourinho. Non sono passate inosservate infatti alcune frasi di Chivu nella conferenza stampa di venerdì notte, anche perché nelle domande che gli sono state poste, nessuno ha fatto un riferimento diretto alle frasi che lo “Special One” aveva rilasciato martedì a Torino alla vigilia della sfida di Champions fra Juventus e Benfica. Ma cosa aveva detto Mourinho? Alla domanda su Spalletti allenatore della Juventus - dopo aver guidato, fra le altre, Inter, Roma e Napoli -, Mou aveva detto: «Per me è solo una sorpresa quando allenatori senza storia e senza aver fatto niente hanno la possibilità di allenare le squadre più importanti del mondo. Questo per me è la vera sorpresa. Quando il Milan prende Allegri o quando la Juve prende Luciano, quando la Roma prende Gasperini, questo per me non è mai una sorpresa».

La risposta a Mou...che voleva pungere Marotta

I bene informati in quella risposta di Mourinho avevano letto una frecciata a Marotta. Il portoghese, infatti, in estate sottotraccia aveva lanciato la sua candidatura, ma alla fine l’Inter aveva scelto il più giovane Chivu, in linea con le idee di Oaktree. L’attuale allenatore nerazzurro, evidentemente, non ha gradito l'uscita del suo storico tecnico. Perché il destinatario delle parole sarà pur stato qualcun altro, ma, di fatto, hanno tirato in ballo pure lui. E così Chivu, nonostante il buon rapporto con Mourinho, non le ha mandate a dire. Senza citare le “Special One”, senza alzare i toni. Da tranquillo a vendicativo: «La reazione dei ragazzi è stata meravigliosa, ma non avevo dubbi. La mia esperienza da giocatore e da allenatore di settore giovanile, anche se qualcuno può contestare la mia esperienza, mi fa capire che una partita dura 100 minuti - ha incalzato una prima volta, per poi aggiungere qualche minuto dopo -. Mi prendo la convinzione di questi ragazzi, nonostante le difficoltà e il rumore non solo dei nemici, ma anche degli amici...».

E quelle parole, il «rumore dei nemici», non possono che essere un riferimento a chi le ha rese celebri per primo nel 2009. Mourinho resterà un mito della storia interista in particolare per il Triplete del 2010, però nell’ambiente nerazzurro rimangono scolpiti diversi aspetti che hanno sporcato il suo ricordo. Dalle modalità d’addio a Madrid dopo la vittoria della Champions, a certe dichiarazioni quando era allenatore della Roma (sul vincere titoli rinviando il pagamento degli stipendi o il sogno di festeggiare uno scudetto al Circo Massimo), fino all’apertura sull’allenare un giorno Milan o Juventus.

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