TORINO - La Città di Torino vuole capire quali siano, concretamente, le intenzioni di Cairo. E, dopo mesi di chiacchiere, vuole capirlo anche in tempi relativamente brevi. In ballo ci sono i destini dello stadio Olimpico Grande Torino, di proprietà comunale, ora alienabile, vendibile, dopo la cancellazione delle ipoteche (primavera 2025). L’altro ieri l’assessore allo Sport, Carretta, aveva risposto alle interpellanze presentate dai consiglieri De Benedictis e Firrao sul futuro del Grande Torino: “Com’è noto, la Città gestisce attualmente una concessione con il Torino che giungerà a scadenza a fine 2026” (l’affitto dello stadio al club, prorogato fino al 31 dicembre). “Sempre attraverso un bando, la Città potrà procedere a un nuova concessione (un nuovo contratto di affitto pluriennale, insomma; ndr) o cedere l’impianto in diritto di superficie per 99 anni. O anche accogliere una proposta di partenariato pubblico-privato” per esempio per 30 anni, ai sensi del vigente codice dei contratti pubblici. Sono le tre strade che già indicava il sindaco Lo Russo nel febbraio 2025, quando la Giunta emanò una delibera ad hoc. Carretta: “Al momento le possibilità sono tutte nella disponibilità della Città, che potrà regolarsi sulla base di eventuali manifestazioni di interesse. I tempi sono regolati dalla circostanza relativa alla scadenza della concessione, che impone una decisione di qui all’estate”.
"Lo stadio di proprietà è un’opportunità che va perseguita"
La Città, cioè, insegue una svolta, l’indicazione di un percorso chiaro, definito, entro pochi mesi. Una decisione netta. Come spiegavamo su queste colonne il 31 dicembre scorso, a luglio il Torino dovrà indicare agli enti federali, per l’iscrizione al campionato, lo stadio che utilizzerà per tutta la stagione fino al 30 giugno 2027: e non potrà bastare la proroga dell’affitto sino al prossimo dicembre. “Ma al momento non si registrano manifestazioni ufficiali o altri fatti amministrativi rilevanti, che ovviamente dovranno procedere sulla base delle regole amministrative che disciplinano gli affidamenti e i contratti pubblici”, ha rivelato l’assessore Carretta. Traduzione: Cairo ha fatto tante parole, ma nessun fatto chiaro. Il succo del presidente? “Ne parlerò con il sindaco prima possibile, in tempi veloci. Mi sto informando per comprare lo stadio. Lo stadio di proprietà è un’opportunità che va perseguita”. Era settembre! Poi altre dichiarazioni simili anche a ottobre, novembre, dicembre... Ma ora non risultano appuntamenti con i vertici della Città. Né l’emersione di una scelta chiara, da parte di Cairo. Intanto l’advisor Praxi ha consegnato alla Giunta la perizia richiesta sia quanto al prezzo dello stadio per una compravendita (base d’asta) sia per un eventuale affitto.
Il Toro e la sua casa
Cifre per ora tenute top secret, per evitare di pregiudicare le procedure o assegnare vantaggi a chicchessia. “Gli esiti costituiranno la base per le valutazioni necessarie in ordine ai contenuti dei bandi che potranno essere pubblicati. A quel punto potremo rendere pubblica la perizia”, ha spiegato l’assessore Carretta. Bandi che dovrebbero venir pubblicati a marzo, presumibilmente (e lasciati aperti per una quarantina di giorni, in media). Ma, precedentemente, un privato (come appunto può essere il Torino di Cairo) potrebbe anche presentare ufficialmente alla Città una proposta di investimento che (se validata dagli uffici comunali preposti) permetterebbe al soggetto interessato di bruciare i tempi e ottenere una sorta di prelazione nella successiva manifestazione di pubblico interesse. Se Cairo volesse acquistare lo stadio, sarebbe la strada più logica, sulla carta. Ma, concretamente, non risultano atti o impegni manifestati da Cairo in questi ultimi tempi. È come se fosse restato alla finestra, mentre i tifosi sperano che l’operazione stadio possa far emergere un acquirente per il Torino (una multinazionale, un fondo americano o una realtà araba?). Ieri ha parlato il sindaco a ToRadio: “Noi perseguiamo l’obiettivo che ci siamo dati nel programma (a inizio mandato: 2021; ndr), ovvero fare in modo che il Torino abbia la sua casa. L’abbiamo chiamata la Cittadella Granata. Il Torino ha 3 siti dove in qualche modo svolge la sua attività: lo stadio, il Filadelfia e il Robaldo” (il centro sportivo per il vivaio, finalmente in fase di ultimazione dopo anni di rinvii).
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