A ritmo lento verso i playoff, come se non ci fosse stata mai alternativa. Come se il risultato finale fosse praticamente scritto da scelte, situazioni, atteggiamenti. Monaco-Juve è finita 0-0 e sugli spalti nessuno ha mostrato segnali di sorpresa: è stato il frutto giusto delle varie, poche, giocate che si sono sommate. Più dei monegaschi, meno della Juventus, le cui lacune di rosa hanno aumentato i fantasmi sul valore della rosa e consolato esclusivamente con la consapevolezza che un paio di elementi chiave, alla fine, un po' di fiato l'han tirato. Come annunciato, Spalletti ha infatti cambiato un po' di uomini (cinque in totale), ma non situazioni. È che tra le pieghe delle sue sostituzioni, il messaggio era stato chiaro, e sin dalla vigilia: aveva voglia di vedere quanto creato - compreso il sistema fluido, dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 - in una situazione di spensieratezza, dove il risultato non avrebbe forse ingabbiato le idee e avrebbe anzi liberato la fantasia.
In campo nel Principato
Così, McKennie è rimasto largo a destra per andare poi avanti; Openda ha cercato invece di fare il David, ma a modo suo, dettando più la profondità; Miretti ha provato a interpretare la gara alla Yildiz, l'assente di lusso, schiacciato però da caratteristiche differenti e da un decisionismo che non gli appartiene. A vederla con un filo di malizia, il tecnico ha ingigantito le due lacune evidenziate nei confronti del mercato, allargando il buco della rosa. A buon intenditore, poche mosse tattiche. Vedremo se saranno colte. A prescindere dai colpi, però, il tecnico ha avuto le sue indicazioni su chi ha oggi a disposizione. E ancor più sulla testa dei suoi ragazzi, il cui inizio si è fatto sbandata - che errore di Perin in uscita, che occasione per Akliouche a porta spalancata - salvo poi rotta ripresa, ma mai con mordente e sicuramente con una manovra molto meno avvolgente delle scorse partite.
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