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Openda, un estraneo alla Juve: dagli schiaffi agli incoraggiamenti, Spalletti le prova tutte

La sveglia può non suonare a causa del volume silenziato o della modalità non disturbare. Se il problema persiste meglio cambiare telefono o ricorrere a metodi più tradizionali. Lo smartphone di Lois Openda è mal funzionante da settembre e Spalletti era passato agli schiaffi. Dove per schiaffi si intendono i premurosi ma solleciti buffetti rifilati al belga una settimana fa, prima di buttarlo dentro nel segmento finale della partita, già incanalata, col Benfica. «Ti devi svegliare!», scandì Luciano per chiarificare ulteriormente un messaggio ormai urgente. Due soli gol in 861 minuti sono pochi anche da sonnambulo, specie se contornati da prestazioni scialbe e mortificate dal benchmark dei 45 milioni di euro che la Juve sarà chiamata a versare nelle casse del Lipsia. Quel «bravo ragazzo dalla caratteristiche ben visibili», ma per ora invisibili in bianconero, ha avuto l’occasione di sconfiggere la sua timidezza allo Stade Louis-II.

A digiuno dal 20 dicembre, non era titolare da un mese. La motivazione: il gemello diverso David è riuscito a scrollarsi di dosso quelle pressioni di cui Lois è ancora prigioniero. E poi ci sono le voci collaterali di mercato che, a differenza della sveglia, Openda sente distintamente. Al Monaco aveva segnato tre gol in due partite con la maglia del Lens, quella che indossava nella stagione 2022/23 chiusa con 21 reti all’attivo. Sembrava una premessa perlomeno incoraggiante in una partita che Spalletti aveva immaginato a lui congeniale, soprattutto per le praterie che la squadra di Pocognoli concede alle spalle della linea: profondità vaste da aggredire con tempismo feroce e non spazi angusti da conquistare in area di rigore. Nel primo tempo il numero 20 prova a seguire alla lettera il piano gara che una Juventus poco brillante stenta, però, a rendere funzionale. Mobile, detta corridoi e crea vuoti esplorati a fasi alterne. Spalletti prima lo richiama alla pressione alta, poi lo stimola con un «Bravo Ope!» che sta a metà tra l’apprezzamento e l’incoraggiamento. Soffre spalle alla porta con Zakaria e Kehrer addosso, non è una novità; quando ha l’occasione di graffiare, al 40’, incespica prima di incrociare un mancino schiacciato.

Non gli riesce di fare quello che l’elettrico Balogun fa dall’altra parte, stressando minacciosamente la difesa bianconera. La sensazione permanente è di schiva incompiutezza. La stessa della ripresa quando ottiene nuovi partner (Yildiz e Adzic al posto di Conceiçao e Miretti) ma, se possibile, risulta ancora più estraneo all’insieme e il suo indice di pericolosità rasenta lo zero. Il sospetto è che la partita del belga duri 90 minuti non per meriti tangibili ma perché Spalletti speri in un guizzo quasi miracoloso, anche fortuito. O semplicemente abbia bisogno di un David, inserito solo nel finale, tirato a lucido con il Parma. Di cos’altro avrebbe bisogno Luciano, sul mercato, lo ha espresso candidamente e a più riprese. Difficilmente di questo Openda per cui nemmeno gli schiaffi sembrano bastare.

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