Giro di boa completato nelle fredde acque di Montecarlo. Non resta dunque che proiettarsi verso l’ultimo trittico di sfide di questo tour de force che ha visto (dalla gara persa con il Cagliari in poi) i bianconeri scendere sempre in campo ogni tre giorni. La gestione delle energie come mantra, dunque, anche per il prossimo incontro di campionato contro il Parma, in programma domenica al Tardini. Poi testa alla trasferta di Bergamo con l’Atalanta, per i quarti di Coppa Italia, quindi alla sfida dell’Allianz con la Lazio. Tutto in una settimana. Da qui la scelta di rimettere mano per la prima volta in maniera decisa alla formazione, per non correre il rischio di tirare eccessivamente la corda con i titolarissimi. Del resto, il turnover - dopo i primi mesi, in cui Luciano Spalletti ha preferito insistere più o meno con lo stesso undici per veicolare il più velocemente possibile la sua filosofia calcistica - non fa più paura. Ieri sera, a sorpresa, il tecnico bianconero ne ha cambiati ben cinque di giocatori rispetto all’ultima uscita di campionato con il Napoli.
Il ritorno di Kenan
Fuori Di Gregorio, Cambiaso, Locatelli, David e Yildiz. In conferenza, Lucio era stato vago sull’eventuale presenza del turco dal primo minuto: «Non posso proprio dirvi se Kenan giocherà…». Questione di strategie, alla vigilia di un match comunque delicato, destinato a sancire con quale appellativo la dirigenza bianconera si sarebbe seduta ai sorteggi di Nyon di domani, e cioè se da testa di serie o meno. Un’esclusione, comunque, più che plausibile per un giocatore che dalla trasferta con il Bodo in poi (datata 25 novembre) non era mai più partito dalla panchina. Due mesi di straordinari, trascorsi a fasciare sempre più stretto quel ginocchio capriccioso, per aiutare la Juventus a instradarsi verso una dimensione più corale e collettiva, che non dipendesse esclusivamente dai suoi spunti. Il risultato? Spalletti ha recuperato il suo centravanti titolare, David, messo a punto una serie di soluzioni che potessero mandare in gol i centrocampisti - su tutti, Khéphren Thuram - e reinventato McKennie in questa versione da tuttocampista. Aggettivo, forse, persino riduttivo per l'americano, che in due mesi è riuscito a far ricredere persino il più ostinato dei detrattori, con prestazioni eccellenti (soprattutto in termini realizzativi) in tutte le posizioni in cui Lucio ha deciso di provarlo.
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