La Lazio al tempo di Lotito non cambia mai, piegata dalla Grande Depressione. L’Olimpico svuotato come nessun altro stadio al mondo, la squadra smantellata e ricostruita a metà, l’ammutinamento dei big, l’ultimo è Romagnoli, il caos aggravato da casi che scoppiano ogni giorno, il mercato mancante. Gli stessi tormenti da oltre 21 anni, sembra una maledizione biblica. Colpisce dove fa male: nel cuore del popolo laziale, costretto a infliggersi la pena più severa. Disertare lo stadio, non tifarci dentro. La società ieri quantificava in 2.300 i biglietti venduti per Lazio-Genoa. Gli abbonati sono 29.918 e solo stasera si saprà quanti rinunceranno o entreranno. La Nord ha organizzato il ritrovo a Ponte Milvio, si tiferà da lontano.
Ancora un giorno del giudizio
E’ un altro giorno del giudizio per Lotito, il terzo più eclatante dopo le manifestazioni del 2014: l’Olimpico popolato per gridare “Libera la Lazio” nella notte di Lazio-Sassuolo, desertico per Lazio-Atalanta. Alla contestazione di oggi si è aggiunta la petizione in corso, lanciata da Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, che ha catturato il consenso di oltre 30 mila laziali. Lotito non è mai stato così solo, ma è sordo alle esortazioni. Le manifestazioni non coinvolgono più solo l’Olimpico, l’impopolarità è diffusa, quasi plebiscitaria. Un malessere non più calcistico, è diventato disagio esistenziale tra i laziali, i più storici recriminano per l’onore perduto.
Sarri chiamato a dare un senso
E’ un supplizio per Sarri, costretto ad annaspare, a dare un senso a ciò che senso non ha. Nessuno gli lancia il salvagente. E’ sul ciglio di una panchina spinosa, diventata scomoda per tutti quelli che l’hanno occupata negli ultimi due anni. Il rapporto con la società è ai minimi termini, il mercato ha accentuato le distanze e il futuro appare segnato. Mau era riuscito a riportare i laziali all’Olimpico nel 2023, a compattarli, era l’anno Champions. Oggi, entrando in campo, si affaccerà su una voragione scavata dalle disfatte e dalle illusioni che riportano sempre all’anno zero. Un vuoto che Lotito non è mai riuscito a colmare. Sarri guiderà una Lazio senza i rimpiazzi di Romagnoli, che si è autoescluso sperando nella cessione oggi, e di Guendouzi. Taylor non è il suo sostituto, è la mezzala che mancava da giugno. Ratkov è stato sorpassato da Dia e Maldini, acquistato da attaccante e provato (forse per sfida) da falso 9 da Mau.
L'autogol del pinguino
La Lazio, presumibilmente per lanciare un messaggio di risposta ai contestatori e provare a invogliare gli indecisi ad andare controcorrente, ha scelto una mossa che è stata molto dibattuta ieri. In un video apparso sui social, costruito con l’intelligenza artificiale, è apparso un pinguino con la sciarpa biancoceleste, intento ad entrare in un Olimpico polare, vuoto. Il riferimento è al pinguino nichilista del documentario Encounters at the End of the World (“Incontri ai confini del mondo”) girato in Antartide nel 2007. Una storia reinterpretata di recente sui social, usata anche dalla Casa Bianca, legata alle mire di Trump per la Groenlandia. Questo pinguino, in soldoni, si allontanava dalla propria colonia e invece di dirigersi verso il mare per trovare cibo e sopravvivenza si incamminava verso il ghiaccio. Herzog, il regista del documentario, definì la sua camminata la “marcia della morte” perché il pinguino si sarebbe perso nel gelo. Vantaggi e svantaggi dell’IA.
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