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Bologna, Di Vaio: "Mi aspettavo Motta facesse meglio alla Juventus. Castro? È da top club"

**Marco Di Vaio**, direttore sportivo del **Bologna**, ha rilasciato una lunga intervista a _DAZN_, in cui ha parlato del suo legame con il club rossoblù: "È stato amore a prima vista. Noi negli ultimi due anni abbiamo raggiunto dei traguardi che ultimamente questo club non raggiungeva più".

**Quindi la sua soddisfazione più grande è stata la Coppa Italia con il Bologna. Non da giocatore, ma da dirigente.**

"Sì, da giocatore sei coinvolto, dopo te ne rendi conto. Sono 10 anni che faccio qua il dirigente, la Coppa Italia è stata il culmine. Io ho avuto la fortuna e ce l'ho anche ora di lavorare con chi ha fatto la storia di questo mestiere: Sabatini, Corvino, Bigon e Sartori. Ho toccato i migliori. Si impara tutto, la cosa più importante è stargli vicino, capisci l'idea del club, la gestione dell'allenatore, come parlano agli agenti, ai giocatori…".

**Qual è stato l'acquisto che la rende particolarmente orgoglioso?**

"Sì, quello di Zirkzee perché c'è voluta tanta fantasia, tanta forza di volontà. Era del Bayern, aveva fatto una grande annata all'Anderlecht, aveva possibilità di andare altrove in Europa. Averlo convinto e aver trovato l'accordo con i bavaresi non è stato semplice. È stato un acquisto che ha fatto divertire lui e i tifosi, poi siamo andati in Champions…".

**Ci parli della sua esperienza a Parma.**

"È stata la prima grande squadra vera con cui ho giocato, c'erano quattro campioni del mondo. Avevamo grandissimi giocatori e mi ha formato tantissimo perché il primo anno ho giocato contro Cannavaro, Thuram, Sensini… Mi menavano (ride, ndr)".

**E alla Juventus?**

"Molto bello, è stato anche quello di grande formazione. La mentalità che mi sono portato dietro me la sono portata avanti dalla Juventus".

**Qual è l'obiettivo della stagione?**

"Provare a tornare in Europa. Abbiamo una squadra competitiva, possiamo provarci. O tramite le coppe, o tramite il campionato… È complicato, le grandi non sbagliano niente, poi c'è il Como…".

**Qual è la dimensione di Castro?**

"Da top club. La cosa che mi colpisce di più è la fame, la voglia di arrivare, non si accontenta mai".

**Che tipo è Italiano?**

"Un grande, mi piace moltissimo la persona perché è schietto, vero, un amante incredibile del calcio. Gli piace parlarne con tutti, è molto preparato e ha un'idea europea nell'affrontare le partite. Ha grande coraggio e lo trasmette alla squadra e a noi. Non è facile vedere le partite, ci mettiamo in condizioni non semplici da affrontare (ride, ndr). Quando vince si trasforma".

**Si aspettava che facesse meglio Thiago Motta alla Juventus?**

"Per quello che l'ho conosciuto io e per l'allenatore che è, onestamente sì".

**Non si è lasciato benissimo, qua non lo amano adesso.**

"Con tutto quello che avevamo conquistato, il fatto che è andato via e non ha continuato qui ha gettato un po' nell'ombra il ritorno in Champions. Ma abbiamo fatto un anno e mezzo con lui di grande calcio. Non ha creato un clima sereno quando dovevamo pensare solo a festeggiare e ringraziarlo".

**C'è un allenatore che l'ha segnata?**

"Zeman è stato un grande per me, ho avuto Gasperini, che era all'inizio della sua incredibile carriera, ma era diverso. Ho avuto Prandelli, ma Marcello Lippi per mentalità e per quello che ti dava dal punto di vista caratteriale, per come preparava la partita è stato il numero uno. Lì la mentalità contava tantissimo, i big match non potevamo sbagliarli e lui li preparava benissimo. Era tanta roba".

**Ha un sogno professionale?**

"Rivincere con il Bologna, mi piacerebbe molto".

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