ILBIANCONERO03 feb 2026, 09:22
Ultimi aggiornamenti: 03 feb 2026, 09:22
Il portiere racconta la paura vissuta domenica sul campo dello Stadio Zini: sanzioni in arrivo per la tifoseria nerazzurra.
Emil Audero racconta la paura vissuta sul campo dello Stadio Zini domenica, quando, all'inizio del secondo tempo della gara di campionato contro l'Inter, è stato ferito da un petardo (o da una bomba carta) lanciato dal settore ospiti.
Il portiere della Cremonese ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Sto abbastanza bene. Almeno di testa perché, ripensando a quello che è successo, mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire. A fine partita, una volta scesa l'adrenalina, il collo mi si è irrigidito. Ora va anche peggio perché l'orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti per capire se c'è qualche problema, diciamo che poteva andare anche peggio".
"Fumogeni e petardi già nel riscaldamento, ma sono cose che succedono a cui non ho dato peso. In genere sono bengala che non esplodono, sembrava tutto sotto controllo. Durante la partita ero concentrato, poi giro la testa e vedo quella roba per terra vicino a me. Io non sono un esperto e solo per caso mi sposto seguendo lo svolgimento dell'azione con lo sguardo. Stavo comunque richiamando l'attenzione dell'arbitro, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo. Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all'orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male".
"Sono rimasto in campo, l'adrenalina innanzitutto. Ma lo fai anche perché capisci la situazione e non vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di abbandonare, sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù. Sapevo di potercela fare, anche se poi è successo qualcosa. Non mi era mai successo in carriera, nel secondo tempo ho avvertito un senso di vuoto. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me: un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare. Ero in campo, stavo facendo il mio lavoro che amo da morire. Ma intanto i mei pensieri andavano al luogo dello scoppio, poco più in là e chissà. La mano, il braccio, o anche peggio. Ho pensato: perché sono in campo? Perché sto giocando? La testa e i pensieri giravano a mille, è stata una sensazione bruttissima".