Il rammarico, per un colpo che avrebbe potuto davvero cambiare faccia al mercato invernale della Juventus, va di pari passo con la rassicurante consapevolezza che più di così - forse - si sarebbe potuto fare ben poco. Ottolini e Comolli hanno scandagliato il mercato della punta con il righello in mano: margine di manovra ridotto, formule obbligate, soltanto prestiti con diritto per profili su cui i club proprietari hanno alzato muri incompatibili con le disponibilità bianconere. Così, tra esplorazioni, flirt e dietrofront, il risultato è un nulla di fatto che non sorprende chi conosce il perimetro stretto entro cui si è mossa la dirigenza. L’esempio più lampante - forse - coincide proprio con il primo dei “no” incassati dalla Juventus: quello di En-Nesyri.
En-Nesyri e Mateta, cosa è successo
I bianconeri, dopo giorni e giorni di trattative - con Ottolini che ha scelto di incontrare personalmente in Turchia i dirigenti del Fenerbahce - avevano trovato la quadra per un prestito oneroso (5 milioni) con diritto di riscatto a 20. Sembrava tutto fatto, prima che fosse lo stesso giocatore a mettersi di traverso e a rifiutare il trasferimento in virtù della formula stessa dell’affare: 6 mesi di prestito senza la minima certezza di un futuro a Torino al termine della stagione. Da lì, la virata su profili inseguiti fino agli ultimi giri di orologio del mercato, a cominciare da Mateta, scaricato a sorpresa dal Milan - disposto fino a ieri mattina a comprarlo a titolo definitivo versando 35 milioni nelle casse del Crystal Palace - per il responso negativo delle visite mediche.
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