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Galliani: "Per Berlusconi il Milan fu un atto d'amore. Senza di lui non avremmo mai vinto 29 trofei in 31 anni"

Il **20 febbraio** è sempre una giornata speciale per i colori rossoneri perchè si ricorda quello che è successo nel **1986**, cioè il passaggio del **Milan** da Giussy Farina a **Silvio Berlusconi**, dando vita a un ciclo irripetibile. Chi è stato sempre al fianco dell'ex presidente milanista è **Adriano Galliani** che, intervistato dal **Corriere della Sera**, ha ricordato: "Come si è arrivati all’acquisto del Diavolo? Proseguo la mia vita fra il Monza e la creazione delle reti di trasmissione di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 fino alla fine dell’ 85. Dal momento che il Milan era retrocesso in B, avevo nel frattempo invitato a Monza tutto il gruppo Fininvest, compreso Paolo Berlusconi, Giancarlo Foscale e Fedele, ad assistere alle sfide con i rossoneri. Poi arriva Natale. Andiamo in vacanza a Saint Moritz, ci sono anche Confalonieri e Marcello Dell’Utri. Il presidente ci chiede cosa pensiamo della possibilità di acquistare il Milan e io che sono l’unico con esperienze calcistiche lo metto in guardia: 'Se noi perdiamo un sacco di soldi con il Monza in B, si immagini i costi per una squadra di A”'. Mi rispose 'Adriano, il Milan non afferisce alla sfera del business ma a quella dei sentimenti'".

**ATTO D'AMORE** \- L'ex rossonero ha poi continuato a raccontare di quel 20 febbraio: "**Cosa mi ricordo di quel giorno? Tutto**: nello stesso giorno ci fu anche la prima trasmissione di La Cinq e io con il presidente ero a Parigi. Brindammo a quelle due avventure al ristorante sulla Tour Eiffel. **Per il Presidente, il Milan fu un atto d’amore**. Lo ha comprato senza sapere quanti debiti la società avesse. D’altra parte, se il Milan fosse fallito, avrebbe perso il titolo sportivo. Io penso a Silvio Berlusconi ogni mattina al risveglio. **Senza di lui, pur con gli stessi dirigenti, allenatori e campionissimi il Milan non avrebbe mai vinto 29 trofei in 31 anni.** Sono stato fortunato a essere al suo fianco: era uno straordinario motivatore. Entravo ad Arcore camminando, uscivo volando pronto a piantare antenne sull’Everest, non a Montevecchia. Se lo dovessi paragonare a un calciatore sarebbe Pelè". 

**VITTORIE** \- Da quel giorno è iniziato un ciclo irripetibile: "**Quando nasce il nostro Milan? Il 1° luglio del 1987** perché nella stagione precedente c’era un tecnico, Liedholm, e due stranieri, Hateley e Wilkins, che non avevamo scelto noi. Berlusconi puntando su Sacchi che non aveva mai allenato in A dimostrò di essere, come sempre, un visionario. La nostra avventura cominciò quando radunò al castello di Pomerio i dipendenti e affidò la mission di far diventare il Milan la prima squadra al mondo. All’epoca il campionato era dominato da due squadre, la Juve di Platini e il Napoli di Maradona. Berlusconi voleva dare un segnale forte al suo ingresso nel mondo del calcio e quando mi ha chiesto un consiglio ho risposto 'dobbiamo comprare il miglior giovane dell’Atalanta, Roberto Donadoni, soffiandolo alla Juve'. La vigilia di Pasqua del 1986 io e il presidente andiamo a Bergamo a vedere una gara dell’Under 21 e incontriamo il presidente Bortolotti. A Pasquetta viene ospitato a cena ad Arcore e viene convinto per la prima volta in assoluto a spezzare l’asse di ferro che l’Atalanta aveva con la Juve. Con quel colpo dimostriamo che al tavolo ci siamo anche noi". Tra le tante vittorie, ce n'è una a cui Berlusconi è rimasto più legato: "**La notte della finale di Coppa dei Campioni con la Steaua**. Aveva le stelline che uscivano dagli occhi. Mai più visto così felice per nessuna altra impresa. Il presidente è stato grande nelle sue quattro vite, l’edilizia, la tv, lo sport e la politica".

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