TORINO - Luciano Spalletti con la squadra è stato molto severo, ma giusto. I giocatori se ne sono resi conto e non hanno avuto nulla da obiettare. Il motivo? Si fidano delle idee dell’allenatore, che in quasi quattro mesi ha saputo ridargli il gusto del divertimento. Attraverso il gioco, la chiave che ha permesso alla Juve di trovare più velocemente del previsto un’identità. Ora, però, i giocatori sono chiamati a compiere l’ultimo step: quello della mentalità. All’interno dello spogliatoio, dopo il confronto post Galatasaray, hanno trovato un ulteriore momento per guardarsi negli occhi.
La reazione dopo la Turchia
Nel confronto è emersa una frase che dovrà essere la guida delle prossime partite: «Se giochiamo come nel secondo tempo di Istanbul non andiamo in Champions League: dobbiamo svegliarci». Un riassunto piuttosto efficace, in linea col pensiero di Spalletti già al fischio finale dell’andata contro il Galatasaray: «Abbiamo fatto tre passi indietro, dobbiamo subito cambiare registro». L’ha ripetuto alla Continassa, passando al setaccio ogni singola leggerezza della sfida del Rams Park. La squadra ha fatto un profondo esame di coscienza: non c’è indolenza all’interno del gruppo, le tensioni dei mesi scorsi si sono tutte appianate e in questo momento il campo restituisce l’immagine di un collettivo mai così unito. In tanti, per esempio, hanno citato alcuni momenti della ripresa a San Siro contro l’Inter, quando la Juve ha saputo mettere alle strette la capolista con un uomo in meno e un coraggio leonino. A Istanbul, prima e dopo l’espulsione di Cabal, sono mancate concentrazione e cattiveria.
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