Michele Di Gregorio, almeno lui, ha ricevuto la grazia. Non si è dovuto scomodare il presidente Figc per confermare la fiducia al portiere della Juventus quasi mai risparmiato dalle critiche più feroci. È bastato Spalletti, insolitamente sintetico sull’argomento nella conferenza di vigilia della delicatissima sfida al Como: «Le responsabilità sono da dividere tra tutti in parti uguali, Di Gregorio non ne ha di più e si continua con lui». Poche parole bastano per esprimere un concetto limpido: il ‘chiaro ed evidente errore’ - la papera - di DiGre con l’Inter (che ha fatto immediatamente infuriare lo stesso tecnico, solerte a chiedergliene conto) non è costato il posto all’ex Monza che pure nella deprimente notte di Istanbul ha dato una sinistra sensazione di perforabilità. Difficile subire cinque gol su nove tiri in porta senza colpa alcuna: è più che altro un discorso statistico che i tifosi non hanno tardato ad intavolare. Ma Lucio non ha voglia ed interesse di puntare il dito contro il suo estremo difensore di riferimento e lo protegge senza esitazioni: l’avvicendamento con Perin non s’ha da fare. Categorico, respinto di nuovo al mittente il ritornello.
In discussione
Non è la prima volta che il tecnico viene chiamato a sigillare gerarchie continuamente messe in discussione sui social, al Bar Sport, e in verità non soltanto... Tra i corridoi della Continassa c’è qualcuno che inizia a serbare qualche piccola riserva sull’affidabilità di un ragazzo incline a grandi parate ma pure a qualche passaggio a vuoto di troppo. La domanda ricorrente in fin dei conti è sempre la stessa: è un portiere da Juventus? È lo stesso dubbio amletico che, a tratti, alleggiava sulla testa di Szczesny, costretto ad uscire dall’imponente ombra del monumento Buffon. L’eredità di Di Gregorio è meno ingombrante, ma maglia e oneri sono comunque pesanti da sostenere. I 20 milioni spesi con decisione da Giuntoli per assicurarselo nell’estate 2024 avevano i contorni di un investimento quasi sicuro.
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