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Kalulu non è Lukaku: perché Gravina non lo ha graziato e i due appigli della Juve

Niente da fare, oggi Pierre Kalulu non sarà a disposizione di Luciano Spalletti con il Como. Va a vuoto il tentativo della Juventus: dopo che la Corte Sportiva d'Appello aveva respinto il reclamo contro la squalifica inflitta al francese in seguito all’espulsione per somma di ammonizioni nel derby d’Italia, il club bianconero aveva chiesto la grazia al presidente federale Gabriele Gravina. Risposta negativa: in Figc non hanno fatto breccia le argomentazioni della Juve che, in perfetta sintonia con lo spirito dei tempi, negli ultimi giorni di Milano-Cortina 2026, aveva citato una decisione del Collegio di Garanzia dello Sport in cui si faceva riferimento ai valori sportivi di Pierre de Coubertin, il fondatore delle Olimpiadi moderne. In maniera più concreta, i due appigli erano le ammissioni di colpa di tutte le altre parti della vicenda: quella di Gianluca Rocchi, designatore arbitrale che già all’indomani della partita con l’Inter ha definito errata la decisione di Federico La Penna.

Il precedente con Lukaku

E soprattutto quella di Alessandro Bastoni che, pur prendendosi il suo tempo, ha riconosciuto di aver simulato e chiesto scusa. Un caso più unico che raro, ma questi presupposti non sono bastati a Gravina: il timore principale è stato quello di creare un precedente. Uno in verità ci sarebbe, quello di Romelu Lukaku, graziato nel 2023: la Juve non l’ha citato esplicitamente, ma per la Figc il contesto è molto diverso. Anzitutto, perché in quel caso la Procura Federale aveva segnalato che il comportamento dell’attaccante belga era stato successivo "alle gravi e ripetute manifestazioni di odio e discriminazione razziale da parte dei tifosi avversari".

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