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I nomi da Juve per la porta: il caso Di Gregorio è sul tavolo

Quando si è accorto del pallone alle sue spalle, Di Gregorio ha tenuto tutto dentro. Non ha parlato. Non si è confidato coi compagni. Eppure era evidente il frullatore di sensazioni negative in cui era finito, ad appena dieci minuti dall’inizio della partita. Quel sinistro di Vojvoda non era irresistibile: l’avesse scagliato altre cento volte verso la porta, probabilmente il portiere bianconero lo avrebbe parato in ogni occasione. E invece. N’è bastata una. Che si è sommata alle altre: alle più banali papere, alle più chiare difficoltà, alle più evidenti fragilità. Perché queste sono, in fondo, le problematiche alla base del suo momento. E perché è questa pure la sensazione che ha Spalletti sul suo numero uno, non ancora messo in discussione e chissà se lo farà mai: è entrato semplicemente in una spirale negativa, esattamente come la squadra. Per questo motivo Lucio non pensa a un cambio della guardia, per questo per DiGre c’è una sola strada da intraprendere, un senso unico da attraversare: tornare tra i pali, evitare di rimuginare.

Di Gregorio capro espiatorio?

Certo, non saranno infinite le possibilità sul suo conto - già con il Galatasaray, la partita sarà ad alto tasso emotivo e zero margine d’errore -, però saranno quelle giuste per dimostrare di essere all’altezza della maglia. Di non dover per forza vestire i panni del capro espiatorio e di trovare quello che poi è il tesoro di ogni portiere: la forza, sì, e solamente dentro di sé. Non è un segreto che la Juve stia valutando tante situazioni per la prossima stagione, che l’eventuale approdo in Champions possa cambiare alcune dinamiche, scelte, più concretamente futuri. Quello della porta è un tema aperto, oggi. Lo è diventato nella scorsa estate con le riflessioni sulle occasioni last minute (il sogno era Donnarumma, impossibile per svariati motivi e tutti economici) con la possibilità di separarsi subito da DiGre e la certezza - poi rientrata - di doverlo fare con Perin. Lo sarà a maggior ragione nella prossima, di estate. E non perché l’ex Monza non abbia convinto, ma perché la Juventus si è accorta di aver bisogno di qualcosa di differente: del resto, Michele era arrivato per volontà di Thiago Motta e Cristiano Giuntoli.

Da Vicario a Carnesecchi: le opzioni per il futuro

Il primo avrebbe preferito un estremo difensore bravo a giocare con i piedi, il secondo aveva fiutato l’opportunità di cancellare un ingaggio pesante come quello di Szczesny e di portare a Torino un talento che riteneva finalmente esploso. Galliani, in fondo, il più scaltro di tutti: 18 milioni portati a casa, e dopo una richiesta iniziale di 25. Il resto è storia. Com’è storia quest’anno e mezzo bianconero, tra alti - alcuni davvero di livello - e bassi, che invece iniziano a essere troppi. Spirale o mancanza tecnica, al momento Spalletti si è ritrovato con una certezza in meno, proprio quando avrebbe bisogno attorno a sé di terreni solidissimi, di atterraggi morbidi, di non aggiungere gocce in un vaso ormai colmo da un po’. E il mercato? Chiaro, potrà aiutare. Però le variabili rimangono tutte così: estremamente aleatorie, totalmente dipendenti dalla partecipazione in Champions League. E se Gigio era il desiderio impossibile di un anno fa, Carnesecchi è certamente l’antagonista di giugno. Vicario si libererà e un pensiero inevitabilmente andrà pure lì. Caprile è stato invece trattato, ma sarebbe davvero un miglioramento rispetto a Di Gregorio? Questa è la domanda da porsi, e che si porrà sicuramente la Juventus: in mezzo a mille priorità, per aggiungere quella del portiere deve davvero valerne la pena. Magari, ecco, un grande “vecchio” potrà aiutare. De Gea lascerà la Fiorentina: non è esente da figuracce, però più spesso è una certezza.

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