Spalletti ha parlato con il cuore, è stato un discorso toccante, commovente e in cui l’ex ct dell’Italia ha provato a entrare nell’anima della Juve meno convincente della sua gestione. Il gruppo, invitato a crederci, ha promesso la reazione: lo spareggio di Champions, seppur compromesso in chiave qualificazione, e la Roma sono le occasioni giuste per rialzare la testa. Il colloquio è andato in scena ieri mattina alla Continassa prima di un leggero allenamento e salutare i bianconeri, a cui è stato concesso (oggi) un giorno di riposo. Domani si entrerà nella preparazione alla missione spaziale con il Galatasaray e servirà la testa sgombra: complicato rimontare tre gol e agganciare gli ottavi Champions, ma provare si può e una partita piena di coraggio, possibilmente battendo i turchi, diventerebbe fondamentale per ritrovare autostima, entusiasmo, il sostegno dello Stadium e avvicinarsi nel modo migliore alla trasferta di Roma, dove si comincerà a decidere il campionato. Un segnale ci vuole.
La flessione
La corsa al quarto posto resta l’obiettivo prioritario per garantirsi gli introiti Uefa e la partecipazione alla Champions il prossimo anno. Uno snodo dirimente in relazione al progetto sportivo della Juve, costretta a controllare il bilancio. Pesantissimo il ko interno con il Como. Si è avvicinato Fabregas, salito a meno uno come l’Atalanta. Palladino ha inchiodato il Napoli a quota 50. Gasperini ha consolidato il quarto posto, agganciando Conte. I bianconeri, risucchiati, rischiano di perdere contatto dalle prime. Quattro sconfitte e 15 gol al passivo nelle ultime cinque partite tra coppe e campionato. Si è aperta una crisi inattesa sino a pochi giorni fa. Il buio è calato dopo il successo di inizio febbraio al Tardini di Parma. L’eliminazione in Coppa Italia a Bergamo, il 2-2 con la Lazio riacciuffato in extremis, il ko a San Siro con l’Inter, il crollo di Istanbul e infine la doppietta subìta da Vojvoda e Caqueret: due settimane da incubo. La luce si è spenta nell’intervallo di Istanbul. L’emergenza ha avuto il suo peso così come è chiaro il deficit di personalità se mancano Bremer e Vlahovic o se Yildiz, impiegato senza respiro, attraversa un calo di forma. Spalletti, nel post-partita dello Stadium, ha azzerato il lavoro degli ultimi quattro mesi, si è assunto le proprie responsabilità, forse esagerando.
La svolta
La fiducia nel gruppo è intatta, la stessa di fine ottobre, ha spiegato, quando aveva promesso a Comolli di risollevare la Juve. Lucio non si aspettava il crollo di Istanbul e il black out dello Stadium. I bianconeri erano storditi, fiaccati da due partite di fila giocate a lungo in inferiorità numerica, e il gol di Vojvoda (preso malissimo) li ha stesi. Mancano carattere e convinzione. Il tecnico toscano ha cercato di toccare le corde vocali giuste, sa entrare nella testa dei giocatori. Il gruppo è sano, dalla parte dell’allenatore (non come in passato con Tudor e Thiago Motta), avverte le pressioni e forse paga aspettative troppo alte, soprattutto quando si gioca ogni tre giorni e capita un ciclo terribile di partite. Questi sono gli onori e gli oneri che toccano alla Signora, chiamata a primeggiare, ed è normale che il tecnico non si nasconda, provando ad alzare il livello. Tutti hanno promesso di rialzarsi. Bremer e Yildiz, in dubbio, vogliono esserci anche con il Gala. La Roma conterà ancora di più. Patto Champions. Spalletti deve scollinare Monte Mario, poi comincerà la discesa, annunciata dal calendario.
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