ROMA - Se questa Roma fosse un film, si ispirerebbe alla Grande Bellezza di Sorrentino e concorrerebbe agli Oscar del calcio per la raffinatezza della sceneggiatura, il disincanto della trama e le visioni suo regista. Dan Friedkin, produttore cinematografico affermato oltre che businessman nel campo delle automobili, dello sport e delle strutture alberghiere di lusso, non sta badando a spese per costruire il suo manifesto imprenditoriale: il tycoon texano, con un patrimonio personale da 10 miliardi secondo Forbes, ha messo sul piatto oltre un miliardo da quando si è lanciato nell’avventura romanista, acquistando il club, favorendo l’uscita dalla borsa e coprendo le perdite con più di 800 milioni di versamenti, quasi il doppio rispetto a quanto messo da Exor nella Juve dal 2020. Un miliardo e cento milioni per l’esattezza, senza considerare gli investimenti sul mercato dei calciatori. Sarà per questo motivo che la Grande Bellezza è soprattutto una grande ambizione. "Tutti vogliamo andare in Champions, ma i Friedkin vogliono vincere il campionato", ha detto domenica sera Ranieri. Il giorno prima Gasperini era stato categorico sull’obiettivo quarto posto: "Nessuno può mettermi pressione perché la Champions la voglio prima di tutto io. L’ho lasciata a Bergamo e so quanto mi manca". Al netto delle sfumature dialettiche tra le parole pronunciate dal senior advisor e quelle dell’allenatore, le prime orientate al futuro e le seconde al presente (secondo alcuni il rilancio del dirigente non è stato casuale), è evidente la voglia di tutti di alzare l’asticella. Quando in conferenza stampa è stato chiesto al tecnico se la Roma fosse finalmente giunta al livello di Juve, Napoli e Milan, la sua risposta è stata categorica: "Rispetto alla Juve siamo davanti, col Napoli siamo pari e il Milan ci precede in classifica. Almeno per ora". Della serie: l’unico limite, ormai, è il cielo. Più che azzurro, nerazzurro.
Verso i 100 anni di Roma
La parola scudetto a Dan e Ryan fa gola e non paura. La vittoria della Conference nel 2022 e la finale di Europa League del 2023 vengono viste dalla proprietà come due vette dalle quali è stato possibile ammirare un panorama nuovo e per questa ragione attraente. L’anno di transizione di cui si è parlato "per non caricare di aspettative il nuovo tecnico" (parola di Ranieri) sancisce già il primo passo del piano triennale 2025-28 per la costruzione di un’altra Roma: giovane anagraficamente, sostenibile nelle spese e nel costo del lavoro, con uno stadio di proprietà, in grado di tornare a generare plusvalenze e, reinvestendo gli utili, capace di stabilizzarsi nell’élite del calcio internazionale. Così si spiegano i 200 milioni investiti sul mercato per i calciatori Under 24 nell’ultimo anno e mezzo. Il 2027, l’anno del centenario, dovrà segnare uno spartiacque: da una parte il ritorno e il consolidamento in Champions, dall’altra la volontà di alzare ulteriormente l’asticella e competere fino in fondo anche per il titolo. Con Totti nella squadra dei dirigenti, Gasperini in panchina, una presidenza forte e Ranieri a fare da raccordo tra le varie anime. Il Napoli che ha vinto due scudetti in tre anni coi bilanci in ordine è l’esempio che Dan ricorda spesso ai suoi uomini. Roma non è stata costruita in un giorno, ma anche qui dev’essere possibile realizzare qualcosa di grande.
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