No, non è Michele Di Gregorio il problema della Juve. Non sono opinioni, ma fatti. Perché, rovistando con attenzione negli archivi dell’attuale stagione bianconera, le colpe reali si identificano nitidamente in appena tre reti incassate: quella di Couto contro il Borussia Dortmund in Champions League, fino ad arrivare a Luis Henrique a San Siro contro l’Inter e Vojvoda allo Stadium contro il Como. Gli ultimi due pesano tantissimo, non ci sono dubbi. Ma non confermano in alcun modo la responsabilità globale dell’estremo difensore sui dati imbarazzanti che coinvolgono la Juve: il primo tiro in porta subito in questo campionato è stato parato in 12 occasioni, mentre in 13 casi si è trasformato in gol.
Juve, il problema non è Di Gregorio
Il numero più alto registrato finora nel torneo, ma anche con Mattia Perin non è andata diversamente: colpito e affondato contro la Lazio, due volte contro il Cagliari in campionato e persino in Coppa Italia contro l’Atalanta. Vale la stessa regola: non è stato Perin (colpevole solo a Cagliari sulla girata di Mazzitelli), in queste specifiche circostanze, la sciagura della Juve. Di Gregorio è finito nel tritacarne: mai aveva vissuto una settimana così difficile in carriera, mai aveva subito una pressione così forte. Dalla sconfitta contro il Como ne è uscito a pezzi psicologicamente, prendendosi colpe ben più grandi di quelle per le quali deve rendere conto. E pensare che coi lariani poteva finire persino peggio: il retropassaggio assurdo di Koopmeiners gli stava offrendo un’altra occasione per una pessima figura.
Di Gregorio, insulti e minacce: così non si fa
Sabato è andato tutto male. Partendo dal riscaldamento: a pochi metri da lui le urla “interista” o “figlio di p...” hanno iniziato a condizionarlo, dopo aver incassato 8 gol in 4 giorni tra Inter e Gala. Dopo il fischio finale, invece, Di Gregorio è stato persino costretto a chiudere i commenti su Instagram: troppo gravi gli insulti, troppo pesanti le minacce nei confronti della famiglia. Una vergogna assoluta. Tutto troppo complicato da gestire. Spalletti gli è stato vicino: pubblicamente e in privato. Ma mai come in questo momento Michele avrebbe bisogno di una boccata d’ossigeno: non ci sarebbe da sorprendersi se giocasse Perin, ma comunque non sarebbe la soluzione ai malanni della Juve, ben più grandi e complessi del guardiano dei pali.
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