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Tra Champions e Sanremo, perché le bufere social hanno costretto Di Gregorio e Laura Pausini a…

L'odio sui social è trasversale, dal calcio al Festival di Sanremo: in questi giorni gli ultimi a finire nella gogna del web sono stati Michele Di Gregorio, portiere della Juventus, e Laura Pausini, star della musica e co-conduttrice del Festival di Sanremo 2026 che inizia stasera. "Mandatelo via", "Basta, ogni partita un gol regalato all'avversario", "Mettete Perin fino al termine della stagione e poi si intervenga sul mercato", sono alcuni dei messaggi dei tifosi juventini contro Di Gregorio, protagonista di un errore sul primo dei due gol, firmato da Vojvoda, con cui il Como ha battuto la Juventus sabato scorso a Torino. Il portiere bianconero è stato vittima di altre incertezze in campo nelle ultime settimane: a causa dei troppi insulti, in queste ore, è stato costretto a chiudere i commenti su Instagram, anche per restare concentrato in vista della fondamentale partita di Champions League contro il Galatasaray.

Il caso Pausini

Qualcosa di analogo sta accadendo a Laura Pausini, che sta vivendo settimane di minor appeal mediatico per alcuni suoi presunti equilibrismi su questioni di stretta attualità e per la discussa interpretazione dell'Inno d'Italia alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina: "I tanti commenti negativi sui miei social? Non penso si sia rotto il mio rapporto con il pubblico italiano, c'è sempre stato a chi piaccio e a chi no - le parole della cantautrice romagnola ieri nella conferenza stampa di presentazione del Festival di Sanremo - se ci sono personaggi che hanno un forte seguito succede, in Italia ci sono più persone che si sfogano. Perché soprattutto a me? Su 4 mila commenti ce ne sono solo 400 negativi, certo sono pesanti, alcuni anche maleducati, ma fanno più notizia quelli negativi". Anche Pausini ha sospeso i commenti sui propri profili social: ieri, però, in conferenza stampa, ha spiegato che questa scelta è dovuta al fatto che, in questi giorni ricchi di impegni, non è lei a gestirli direttamente.

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