TORINO - Victor Osimhen si nasconde solo in campo. E non nel senso di estraniarsi dal gioco, anzi, visto che il suo apporto è spesso e volentieri decisivo. Si posiziona in un cono d’ombra che sfugge alla visione del difensore, strappa palla e ribalta l’azione. Furbizia, velocità di pensiero e d’azione: i difensori della Juventus lo sanno bene. Al di fuori del rettangolo di gioco, invece, i riflettori se li prende tutti e con la serenità di chi ha appena detto la più classica delle banalità pre partita, scuote la sala conferenze dell’Allianz Stadium: *"Sarebbe un privilegio giocare per la Juventus"*. La butta lì come se fosse niente, mentre tutto intorno c’è chi lo guarda strabuzzando gli occhi, chi pensa di non aver sentito bene, mentre aumenta il volume delle dita che battono sulla tastiera. Gli viene sottolineato come, ultimamente, sia stato più efficace nel fare assist che nel segnare; ieri sera l’ennesima assistenza esce dalla bocca e per i media presenti è fin troppo semplice andare a rete, esultare per un titolo che nemmeno nei più audaci dei sogni si era sperato. "La Juventus è uno dei club più importanti della storia del calcio. Avrei potuto venire qui prima di approdare al Galatasaray. Se in futuro fosse possibile un mio approdo alla Juventus, sarebbe uno dei club dove giocherei con più piacere perché mi ci sento affine, sarebbe un privilegio. Al momento però amo il club in cui mi trovo e sudo per questa maglia. Detto questo, penso che il 90% dei calciatori al mondo non direbbe mai di no a un’offerta della Juventus. Quindi, perché no?". E quindi, perché no?
Il retroscena di mercato e il rapporto con allenatori e dirigenti
Come raccontato dallo stesso attaccante, la possibilità in passato c’è stata; impenetrabile, però, la barricata alzata da Aurelio De Laurentiis. Avrebbe ritrovato quel Luciano Spalletti per cui ha ancora parole al miele da dispensare: "Per lui nutro un rispetto immenso. A Napoli abbiamo vissuto mesi intensi, lui viveva praticamente per il campo senza dormire"; aspetti nei quali rivede anche Okan Buruk: "È uno dei motivi per cui sono qui. È una persona umile, non mette davanti l’ego, e che lavora con estrema serietà: per me è il miglior allenatore in Turchia".
Condizione fisica, rientro in campo e obiettivi del Galatasaray
Dopo essere rientrato in gruppo due giorni fa, la presenza di Osimhen in conferenza è un ulteriore indizio del fatto che stasera sarà presente nell’undici di partenza. Il problema al ginocchio è ormai il passato: "Prima di tutto, voglio ringraziare di cuore il nostro staff medico; mi hanno dato un supporto incredibile e grazie a loro sono tornato in tempi brevissimi". Se, poche ore prima, in quella stessa sala, Spalletti aveva incendiato l’ambiente richiamando tutti all’unità in nome di una rimonta storica, i rappresentanti del Galatasaray arrivano con l’estintore. Alle parole di Osimhen - "Saranno 90 minuti lunghi e di grande sofferenza, una vera battaglia. Non scenderemo in campo solo per difendere il risultato, ma per giocare il nostro calcio offensivo" -, si sommano quelle di Okan Buruk: "Non abbiamo ancora vinto nulla. Giocheremo il ritorno e dobbiamo viverlo con la stessa eccitazione e passione, scendendo in campo come se la prima partita non fosse mai esistita".
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