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La storia insegna, da Platini alla storica rimonta sull’Atletico con il CR7 show: Juve, si può fare

TORINO - È il calcio, bellezza. Anzi: è il calcio ed è bellezza. Una differenza sottile per un messaggio potentissimo, che la Juve deve fare proprio: la rimonta può compiersi. Ed esaltare. E tirare fuori dalle sabbie mobili una squadra ormai impantanata, pure da un bel po’. Che medicina sarebbe, il passaggio del turno. Darebbe indicazioni stratosferiche sulle potenzialità del gruppo, sarebbe la prima pietra per la ripartenza ai più alti livelli. Ma è durissima. Perciò bellissima. Un salto in alto verso l’orizzonte: da capire se possa essere bello o se minaccia di farsi brutto. Si vedrà. Intanto, ripassare le pagine di storia. Raccogliersi in un religioso silenzio. Pregare che tutto vada come deve. O com’è andato qualche anno fa, stagione 2018-2019, quando i bianconeri erano stati sconfitti per 2-0 in casa dell’Atletico Madrid e si sono affidati a Cristiano Ronaldo per la rimonta completata al ritorno, con tanto di tripletta. Va da sé: CR7 non c’è più. Non c’è nemmeno l’eredità. Una scia. Un insegnamento raccolto e dunque una traccia. No, c’è una Juve diversa, per com’è stata composta e per il momento che vive: ha detto addio allo scudetto già all’inizio del nuovo anno, adesso deve tornare a unirsi per centrare l’obiettivo Champions. Cruciale e vitale, ancor più necessario.

Quella notte al Bernabeu

Per questo il timore è anche rivolto a un effetto rimbalzo che non può e non deve esserci, soprattutto nel caso in cui i bianconeri dovessero andarci vicini, così vicini come capitato nel 2018: indimenticabile, quel Real Madrid-Juventus. Era finita 0-3, la rovesciata di Ronaldo e la sensazione generale di aver gettato via all’andata dei quarti di finale anche la possibilità di regalarsi una notte da leoni al Bernabeu. Notte arrivata ugualmente, per oltre 90 minuti la Juve di Allegri in grado di spaventare i blancos a casa loro. Poi quel pallone dentro, Lucas Vazquez, il contatto con Benatia, il rigore e ancora Cristiano, sempre Cristiano: dal dischetto, glaciale. Sogno infranto. Lo stesso che coltiva oggi la formazione di Spalletti, pur consapevole che solamente 4 volte - in 49 occasioni - ci sia stato una squadra in grado di ribaltare tre o più gol di scarto in un turno a eliminazione diretta della massima competizione europea. In bocca al lupo. Pure nel frugare tra le memorie. Queste, le più epiche: la grande corsa del Deportivo La Coruña contro il Milan, 2003-2004, andata dei quarti di finale sul 4-1 e ritorno sul 4-0 per gli spagnoli; indimenticabile, il Barcellona del 2016-2017 contro il Psg, 4-0 per i francesi all’andata degli ottavi e un pazzesco 6-1 al ritorno.

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