«Sullo stadio stiamo lavorando sottotraccia», diceva Cairo l’altro ieri. Così sottotraccia, però, che davvero non se n’è ancora accorto nessuno: solo lui. «No, no... Me ne sto occupando io, ma ho anche incaricato il nostro consigliere Bellino». Sì, d’accordo. Ma resta il fatto che il Torino di Cairo, tanto per cambiare, non è in ritardo, ma in ritardissimo. Banalissimo pro memoria di 7 mesi fa: era il primo agosto quando Cairo, in occasione della presentazione di (udite udite) Baroni, si riempiva la bocca di frasi sulle sue intenzioni di acquistare lo stadio, se... se... se... Ora, a due passi da marzo, siamo ancora qua. Mille parole anche durante l’autunno, una continua dichiarazioni d’intenti: «Prima possibile», addirittura! E poi, dopo mesi di improvviso nulla, si arriva a un giorno di fine febbraio, per la presentazione di (udite udite) D’Aversa, e Cairo dà ampiamente l’impressione di girare in tondo. Con le parole, non potendo mostrare fatti concreti. Fino a prova contraria, è questa la verità. Anche perché da mesi i vertici del Comune attendono un incontro, una decisione...
Cairo: "Stiamo facendo delle valutazioni"
Cairo: «*Adesso stiamo facendo delle valutazioni per arrivare a presentare un’offerta*… per vedere se troviamo un punto d’intesa col Comune... stiamo valutando anche come si potrebbe cambiare lo stadio… quale formula per l’eventuale acquisto… se per 99 anni… Bisogna conoscere lo stadio in tutti i suoi aspetti… capire anche gli investimenti da fare… come fu per il Delle Alpi alla Juve... capire come potrebbe essere il legame commerciale… e quindi poi si arriverebbe a un’offerta di cui parlare col Comune… intanto facciamo una valutazione... quale può essere il valore dell’impianto... C’è anche il tema della perizia dello stadio (ordinata dalla Giunta alla Praxi, ndr)... è un discorso in fieri, non dipende tutto da noi... non so ancora il valore della perizia, dovremmo saperlo a breve...». E le indiscrezioni parlano di una cifra intorno ai 25 milioni, come si scriveva già alcune settimane fa.
"Tutto va valutato, poi arriveremo a un'offerta"
«Ma intanto io ho visto che lo stadio di Udine è stato venduto a 4,8 milioni... quello di Bergamo a poco più di 8... questi sono i valori di riferimento... E poi bisogna capire quali interventi straordinari vanno fatti, le manutenzioni che doveva fare il Comune... anche il tema della metratura commerciale... tutto va valutato... poi arriveremo a un’offerta... spero che sia possibile trovare un accordo col Comune proficuo per entrambi... siamo molto legati a questo stadio... saremmo ben felici... stiamo lavorando per presentare un’offerta accettabile che tenga conto anche delle valutazioni fatte per gli stadi in Italia...»: tutto così, Cairo. La spremuta delle sue parole di martedì. Con, però, anche quello svarione fin incredibile sulle ipoteche, a ripetizione: «Il Comune ha detto di essere disponibile a vendere lo stadio solo da gennaio, perché prima c’erano le ipoteche». Clamoroso, sì. E abbiamo fatto fatica a ribadirgli di continuo che invece il sindaco Lo Russo era riuscito nella (grande) impresa di levare le ipoteche, d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, dal primo di luglio! Cioè 8 mesi fa. E già dal febbraio 2025, con una delibera ad hoc e dichiarazioni ufficiali, preannunciava l’evento decisivo. E poi, a maggio, ufficializzava pubblicamente l’accordo con l’Agenzia e la fumata bianca, a regime da inizio luglio. E Cairo commentava, già allora...
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