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La Roma e il flop nei big match: i punti faticano, ma le cose stanno cambiando. Tutti i segnali …

ROMA - Il vento sta cambiando. E chi si aspettava musi lunghi, parole amare e resa al disfattismo dopo l’ennesima beffa nei big match, non conosce abbastanza la tempra di Gasperini. «Animo, animo!», ha gridato a fine gara. Parole che rimbombano come un manifesto. Perché quella contro la Juve non è stata una notte da archiviare con rassegnazione, ma un segnale forte: la Roma c’è, eccome. In conferenza il tecnico ha lanciato il messaggio al gruppo e all’ambiente: «Loro festeggiavano come se avessero vinto un trofeo. Noi siamo a +4 e non possiamo deprimerci». Tradotto: la mentalità è cambiata. E questo, forse, è il successo più grande. Nel girone d’andata la Roma aveva perso tutti gli scontri diretti per la zona Champions. Nel ritorno, invece, avrebbe meritato di vincerne almeno due su tre. Contro Milan, Napoli e Juventus sono arrivati tre pareggi dal sapore amaro. Il dato che fa rumore: sei gol subiti in tre partite, quasi la metà di quelli incassati in tutto il campionato. La squadra cresce, gioca, domina a tratti. Ma i pareggi, in una corsa Champions feroce, pesano come macigni. E c’è un altro rischio: con gli scontri diretti sfavorevoli dell’andata, anche un arrivo a pari punti potrebbe non bastare. La Roma è bella, ma deve diventare anche spietata.

Crescita Roma

Il salto di qualità, però, è sotto gli occhi di tutti. Tecnico, mentale, caratteriale. La Roma 2026 vive tra estasi e tormento, tra calcio brillante e finali da brivido, ma ha finalmente trovato una dimensione da grande. Il pubblico si diverte grazie a un gioco corale e offensivo. Le svolte tattiche hanno dato nuova linfa: difesa a quattro, Cristante avanzato sulla trequarti, equilibrio più dinamico. E poi un centravanti che non solo segna, ma fa segnare: sei gol nelle ultime sette gare e una squadra che viaggia a ritmi alti con addirittura 10 reti nelle ultime quattro partite. I giovani spingono forte: Wesley, Pisilli, Ghilardi. Energia, personalità, futuro. E l’Olimpico ha ritrovato una guida carismatica: Gasp è già vissuto come un condottiero, uno che trascina, uno che non arretra.

Al lavoro

Ma per trasformare le buone sensazioni in risultati servono passi avanti concreti. Gli errori sotto porta pesano. Le rimonte subite, prima con il Napoli e poi con la Juventus, raccontano una difficoltà evidente nella gestione dei finali. Le ultime palle, la pressione, i minuti caldi: è lì che la Roma deve crescere. E poi l’infermeria. L’emergenza offensiva continua, con quattro attaccanti ancora fuori e altri stop che impediscono al tecnico di schierare l’undici ideale. Un ostacolo non da poco nella fase decisiva della stagione.

Avanti

Il salto in avanti è stato fatto. La Roma è tornata grande tra le grandi. Ma ora serve l’ultimo passo: mantenere il quarto posto e, soprattutto, conquistare quella vittoria negli scontri diretti che ancora manca. Perché il vento sta cambiando, sì. Ma per trasformarlo in tempesta Champions, servono meno rimpianti e più colpi decisivi. E Gasperini lo sa: «Animo, animo». Il viaggio è appena entrato nel momento più caldo.

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