Il rinnovo del contratto di Vlahovic con la Juventus sarebbe una scelta lungimirante per entrambe le parti
Nel tempo inquieto delle rifondazioni e delle impazienze, **la scelta della Juventus di tornare a tendere la mano a Dusan Vlahovic somiglia meno a un atto di ostinazione e più a un esercizio di realismo**. Non è solo una resa alle circostanze, bensì il riconoscimento di tre evidenze che, lette senza furore ideologico, compongono un ragionamento coerente.
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**La prima evidenza è economica e di mercato. In un’Europa dove i cartellini lievitano e gli stipendi si gonfiano oltre misura, la Juventus non dispone di un budget illimitato**. Anzi. Ma soprattutto non esiste una prateria di centravanti superiori e sostenibili. Le cronache degli ultimi anni sono in fondo lì a dimostrarlo: più che scommesse affascinanti Jonathan David e Loïs Openda si sono palesati fin qui come una trasposizione realistica di un vecchio proverbio di nonna, di quel “chi poco spende, più spende” che ci dimostra come in fondo trovare occasioni, in attacco, pescando nei Top5 campionati europei e cercando di spendere meno di 50 milioni, sia sostanzialmente impossibile. O si va altrove - con gli ulteriori rischi che ne conseguono - o **il mercato nei grandi campionati non offre certezze a prezzo “di saldo”** \- perché ormai sotto i 50 milioni per un attaccante questo dobbiamo considerare. Ci sono, casomai, profili, incognite o cicli da attendere. E così, **Vlahovic, con tutti i suoi chiaroscuri, torna a riprendere senso.** La realtà dei fatti si chiama “assenza di vere alternative”, è vero. Ma altrettanto vero è che **sostituire uno come Vlahovic significherebbe investire cifre importanti. Cifre che la Juventus non ha più**, specie dopo il flop dell'ultima sessione estiva.