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Vlahovic, aut aut Juve: la nuova figura in campo, la certezza di Spalletti e la… vera medicina

Un passo dopo l’altro, la Juve si sta mettendo nella posizione di poter fare l’offerta giusta a Dusan Vlahovic. Impensabile, qualche settimana fa. Inevitabile, qualche settimana dopo. I bianconeri hanno avuto la certezza di quanto la partita sia aperta, e di quanto il giocatore stesso spinga per la permanenza: a prescindere dalle distanze degli scorsi mesi, a prescindere pure dall’infortunio subito e dalle tante partite saltate, Dusan e la Juventus non sono mai stati così vicini. E ne ha avuta diretta testimonianza papà Milos, quando nei giorni scorsi si è seduto al tavolo delle trattative in rappresentanza del figlio. Eccolo qui, il primo nodo: è legato alla procura del giocatore, storicamente affidata a Darko Ristic, stavolta però meno centrale del solito. Complice un aut aut pure bianconero: per proseguire la trattativa - anzi, per farla decollare - per Vlahovic è stato necessario fare una scelta diretta, provare ad andare in una direzione differente rispetto agli ultimi anni. Una nuova figura è così comparsa nei discorsi, un intermediario che curerà gli interessi dell’affare in generale e non dei singoli. Provando a mettere tutti d’accordo. Pure Ristic, che ieri si è premurato di pubblicare un’immagine del calciatore in versione Hulk con una clessidra alle spalle.

Determinante l'arrivo di Spalletti

Il senso: guardate che sta tornando. Da dove si è ripartiti, allora? A onor del vero, praticamente da zero. La distanza tra l’attaccante e la Juve è stata talmente ampia in certi punti della loro storia, che una vera e propria base di partenza non è concretamente esistita. Esisteva una richiesta, chiaro, quantificata dal calciatore in un ingaggio di poco inferiore alla doppia cifra, però il tempo trascorso ha portato consiglio, e i consigli si sono fatti più miti specialmente da chi gli ronzava attorno. Quindi è diventato determinante il momento che vive la Juventus: con l’arrivo di Spalletti, DV9 è tornato centrale, perno del progetto, indiscutibilmente l’attaccante di questa squadra. Con Tudor non è mai stato così. Semmai, era una pedina utilizzata pure per dare un messaggio alla società, la dimostrazione di poter lavorare alla stessa frequenza d’onda e di intenzioni. Comunque, tempi passati. Nel calcio il mondo gira in un momento, orbita sui protagonisti e li espone a scelte. Forti e nette. Dirette, sempre. E le parti si trovano esattamente qui, al bivio delle decisioni.

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