Continua il progetto Young Reporter, che permette a giovanissimi tifosi della Juve di intervistare i propri idoli calcistici. A presentarsi in sala stampa è stato Pierre Kalulu, che ha risposto a domande e curiosità dei tanti sostenitori bianconeri: "Alla Juve c'è un bell’ambiente, molto professionale. Ti mettono subito a tuo agio, ma allo stesso tempo sai che sei lì per lavorare. Alla fine diventa una famiglia, perché passi più tempo con loro che con la tua vera famiglia. Scherziamo ogni giorno. Quando si lavora si lavora, ma poi è un ambiente sereno. Tifosi? È una bella sensazione sentirsi amati. Quando senti che le persone ti vogliono bene hai ancora più voglia di renderli orgogliosi. All’inizio è un po’ strano vedere qualcuno che non conosci felice di incontrarti. Poi non ci si abitua mai davvero, ma è sempre un piacere".
"Il mio compleanno più divertente è stato il diciottesimo - ha detto -. Sono andato per la prima volta in vacanza da solo, senza la famiglia, con il mio migliore amico e un altro amico. Siamo andati in Spagna, a Salou. Era bellissimo: c’erano il parco di attrazioni, la spiaggia, il sole. E iniziavo anche ad avere un po’ di soldi miei. È un ricordo davvero molto divertente". Poi sull'amicizia con McKennie e Thuram ha aggiunto: "Siamo davvero molto vicini. Qualche volta ci vediamo anche fuori dal campo, ma per essere onesti stiamo già insieme tutti i giorni: dalla mattina al pomeriggio. Però uscire insieme ogni tanto ci sta".
Le esultanze: "All'inizio era solo uno scherzo…"
Kalulu in questa stagione è stato tra i protagonisti di alcune simpatiche esultanze (come quella contro il Napoli) in campo: "All’inizio era solo uno scherzo durante la merenda prima della partita tra me, Kephren e David. Poi ci siamo detti: facciamolo anche in campo. Per caricarmi prima delle partite ascolto musica. Dipende dall’umore: se mi sento troppo tranquillo metto musica più cattiva se mi sento troppo carico metto musica più calma. Così arrivo alla partita nel modo giusto". E sulle sensazioni dopo un intervento decisivo ha aggiunto: "È bellissimo. In quel momento ti senti quasi un supereroe. Non senti più la fatica. Poi devi restare concentrato perché l’azione continua, ma quando vedi gli sguardi dei compagni e come ti fanno i complimenti capisci che hai fatto qualcosa di importante".
Il ruolo preferito e il segreto della velocità
Il difensore francese in questa stagione ha giocato in diversi ruoli, ma qual è il suo preferito? "Mi sento più a mio agio in difesa, ovviamente - ha rivelato -. Poi quando sul campo capita di attaccare ti diverti un po’, perché puoi fare gol o assist. Ma da quando sono in campo è sempre meglio, perché essere fuori fa un po’ più male. Difensore da cui ruberei qualcosa? Da tutti, penso. Non ne ho uno preciso". Il classe 2000 ha anche rivelato il segreto della sua velocità: "Dormo tantissimo. E quando vedo che l’avversario è stanco provo ad accelerare ancora di più".
Alcuni consigli per i più giovani
Non mancano poi i consigli per i giovani calciatori: "Il consiglio è ricordarsi sempre perché si è iniziato. Ci saranno momenti difficili e non è sempre facile, ma bisogna tenere in testa il piacere di giocare. È quello che ti spinge quando diventa più difficile. E poi bisogna far vedere il proprio talento. Una cosa che mi ha aiutato tantissimo è imparare a parlare con i compagni in campo, con o senza palla. Più presto inizi a comunicare, più diventa facile capire i momenti della partita e vedere le possibilità di passaggio o di intercetto. All’inizio può essere difficile, ma se inizi presto quando sarai più grande sarà naturale".
Il Milan e i momenti difficili
Il calcio, però, non è sempre fatto di successi e non mancano i momenti difficili: "Ce ne sono stati diversi. Quando ho firmato al Milan non giocavo all’inizio: ho fatto cinque mesi solo di allenamenti. Era difficile. Poi c’è stato l’infortunio e l’operazione. Guardare gli altri giocare non è facile. In quei momenti devi avere un obiettivo: uno grande e uno per ogni giorno. Anche migliorare una piccola cosa. Perché tutto passa: le cose belle e quelle brutte. Sta a te decidere quanto farle durare". Poi il passaggio alla Juve: "La cosa più difficile all’inizio è stata trovare casa. Ma è successo tutto velocemente perché sono arrivato alla fine del mercato e sono subito iniziate le partite. Non hai tanto tempo per pensare. Ho trovato un ambiente accogliente e anche persone che parlavano francese, quindi è stato più facile ambientarsi".
La paura di sbagliare e il poco spazio
E come si gestisce la paura di sbagliare il poco spazio? "Devi sempre ricordarti che se sei in campo è perché hai le qualità per giocare - ha detto -. Sbagliare succede a tutti. Anche io in allenamento sbaglio ancora. La cosa importante è passare subito all’azione successiva. Durante una partita poche persone si ricordano tutti gli errori: conta quello che fai dopo. Devi avere fiducia in te stesso e dire: ho sbagliato, ma va bene, continuo. Poco spazio? Prima di tutto bisogna essere un compagno esemplare. Anche se fa male non giocare, devi sostenere la squadra. È sempre meglio far parte di una squadra che vince, anche se sei in panchina. Poi in allenamento devi dare il massimo. Devi fare più di chi gioca, perché lui ha già dimostrato qualcosa. Così puoi guardarti allo specchio e dire: ho fatto tutto il possibile".
"Numero di maglia? Ecco perchè ho scelto il 15"
Il difensore francese ha poi svelato la scelta dietro il suo numero di maglia: "Il numero 15 perché il 10 era già preso. Tra i numeri liberi ho scelto quello perché mio fratello maggiore, che gioca a calcio, aveva il 15. Così era più facile scambiarci le maglie". Se in futuro avrà dei figli, Kalulu vorrà che giochino a calcio? "Non ho ancora figli. Peccato… ma spero che giochino a calcio. Poi se fanno qualcos’altro va bene lo stesso", ha detto.
Fiducia e riturali pre partita
Nonostante tutto, Kalulu è riuscito ad arrivare al massimo livello del calcio italiano: "Ho sempre avuto fiducia in me stesso, anche quando ero più giovane. Verso i 15-16 anni ho capito davvero che volevo questo. In Serie A invece ho iniziato a pensarci seriamente intorno ai 19". Sul rito prima della partita e l'ingresso in campo: "Prima della partita ascolto musica. Poi mia madre mi manda sempre un messaggio e devo rispondere. E dopo faccio una preghiera. Niente di particolare. Ingresso in campo? È una sensazione bellissima. Quando esci per il riscaldamento o per la partita senti orgoglio. Sembra sempre un sogno quando vedi tutta la gente sugli spalti. È l’unico momento in cui ti rendi conto che tutte quelle persone sono lì per te e per la squadra. Poi quando inizia la partita sei concentrato, ma l’ingresso in campo è perfetto".