Dare per scontata con così largo anticipo la permanenza in Serie C sarebbe un errore. E non terrebbe conto di quanto sia complesso il campionato: per informazioni chiedere al Milan Futuro, naufragato nei dilettanti poco meno di 12 mesi fa. La Juventus Next Gen che batte il Pontedera e si garantisce la terza serie anche per la prossima stagione è un ottimo segnale. La conferma, ennesima, di un lavoro certosino da parte della società e di Massimo Brambilla: la squadra è diventata matura, ha saputo affrontare le mini crisi d’inverno senza affanni e da qui a fine torneo si vuole divertire. C’è un posto al sole per i playoff in caldo: più partite vengono disputate, più il livello dei singoli si alza. Maggiori, di conseguenza, saranno i benefici per la prima squadra. Mai la Next Gen, ad inizio marzo, è stata quarta in classifica da quando il progetto è nato. Allo stesso tempo, però, oggi è molto difficile immaginare che almeno un paio di giocatori possano affacciarsi alla prima squadra l’anno prossimo. In questo senso, da almeno un anno a questa parte, manca un reale ricambio generazionale: né Tudor né Spalletti hanno avuto la possibilità concreta di attingere dalla Next Gen, fatta eccezione per il solo Pedro Felipe, che la dirigenza ha scelto di mandare al Sassuolo per masticare un po’ di Serie A.
Gli anni d'oro del passato
Gli anni d’oro della formazione Under 23, primo modello in Italia, appartengono al passato. Nel 2018-2019 si ricordano Nicolussi Caviglia e Fagioli, nel 2019-2020 Dany Mota, Frabotta e Dragusin, mentre le stagioni successive hanno permesso alla prima squadra di scoprire uno dopo l’altro Soulé, Miretti, Huijsen, Yildiz, Barrenechea, De Winter, Iling-Junior, Savona e Mbangula, solo per citare i più illustri. Quest’anno, coi grandi, non ha ancora esordito nessuno, compreso lo stesso Pedro Felipe: segno di una fase di maturazione che tante individualità non hanno ancora completato. Il club, tuttavia, non fa drammi: in estate il raduno con la prima squadra può sempre far emergere qualche talento. Resta un buco, dunque, in parte figlio ancora della gestione Giuntoli. Ed è per questo che a gennaio la Juve ha inserito tre elementi come Oboavwoduo, Licina e Gunduz: per tutti e tre le prospettive, al netto dello spazio limitato avuto finora, sono rosee. E non mancano ragazzi sui quali poter scommettere sul lungo periodo: Gil Puche, Puczka e Pagnucco su tutti, mentre dalle retrovie del vivaio scalpitano Elimoghale ed Osakue. Nessuno, però, è ancora pronto per il grande salto. Allo stesso modo sarà difficile che le loro eventuali uscite possano finanziare il mercato della prima squadra. In estate, dunque, la Next Gen vivrà una vera e propria ristrutturazione della rosa, con l’auspicio di portare all’attenzione di Spalletti quanti più giocatori nel minor tempo possibile.
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