Mandzukic con i mocassini e l’abito sarebbe stato più efficace di Jonathan David. L’amatissimo ex, che ha sfilato nel prepartita, ha fomentato nei tifosi una struggente nostalgia per i tempi in cui la Juventus aveva un centravanti. Dove sarebbe la Juventus con un centravanti? (e, magari, con Spalletti da inizio stagione) inizia a essere qualcosa di più che un quesito provocatorio, per esempio può essere l’inizio di un’analisi seria su quanto possa costare sbagliare due attaccanti su due sul mercato. La Juve rischia di non andare in Champions per punti buttati in partite non impossibili da vincere, nelle quali è pesata molto l’assenza di un nove. Tra commissioni e cartellini, David e Openda sono costati 55 milioni e pesano per 20 milioni lordi a livello di ingaggio. E la loro scarsa incidenza a livello di gol, rischia di costare altrettanto in caso di mancata Champions League.
I difetti della Signora
È nei momenti favorevoli che bisogna fare i discorsi sgradevoli, quindi quale momento migliore, per ragionare sui difetti della Juventus, di un rotondo quattro a zero, impreziosito da gesti tecnici notevoli e uno sublime, il cross di Yildiz per Cambiaso. Perché la Juve ora vivrà due mesi fondamentali per il futuro: da una parte la squadra deve vincere quasi tutte le partite che mancano per qualificarsi in Champions e acchiappare i soldi necessari per una buona campagna acquisti; dall’altra la società dovrà scandagliare il mercato per trovare i giocatori. Quelli per non rimpiangere quelli del passato e per valorizzare il lavoro di Spalletti, l’uomo della svolta, che ha restituito alla Juventus un gioco godibile e ficcante.
Non vanno buttati via questi due mesi, perché altrimenti la Juve ricomincerà il terrificante loop di speranze, disillusioni, crisi e disperata rimonta finale per agguantare, non un trofeo, ma un assegno che non è roba da esporre al J-Museum.
Ricostruzione per il futuro
La Juventus, intesa come società, ha oggi il merito di aver raddrizzato in modo tempestivo la stagione e di aver azzeccato la scelta diLuciano Spalletti, nemmeno scontata di quanto possa sembrare. Anche l’acquisto invernale di Boga sta dimostrando di essere una scelta positiva, soprattutto in considerazione del rapporto qualità/prezzo (5 milioni per il riscatto). Sono segnali di un’inversione di tendenza rispetto all’estate, per quanto la Roma, che a centravanti era messa come la Juve, a gennaio si è cuccata Malen e ora veleggia con quattro punti (virtuali, oggi deve vincere con il Genoa) di vantaggio.
Ma la ricostruzione juventina di un futuro all’altezza del passato, stavolta, è partita con un anticipo che può risultare decisivo nel frenetico tempismo del calcio di oggi. Spalletti sta chiudendo la stagione 2025-26 e, nello stesso tempo, sta portando avanti la preparazione per il 2026-27, facendo imparare il suo calcio alla squadra. Chissà se è la mossa decisiva per uscire dal circolo vizioso dell’anticipo juventino. Di sicuro è una semina virtuosa che qualche frutto lo farà nascere sul terreno dello Stadium. Nonostante ieri sia stato calpestato dai mocassini di Mandzukic.
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