TORINO - La Juventus non ha più un numero 1, nel senso tradizionale del termine: porta girevole, di quelle automatiche che si blocca se tocchi il vetro. Sono tendenzialmente fastidiose quando si ha una certa fretta, non necessariamente dannose se si ha una certa voglia di smettere di prendere gol. Tutt’altro. Spalletti riscrive gerarchie semi-mobili tra i pali sdoganando un’alternanza a blocco, volta a proteggere chi protegge. Nella storia recente Juve una novità assoluta dalla logica esplicitata, dentro e fuori lo spogliatoio, per non dare adito a fraintendimenti: "Perin titolare al posto di Di Gregorio perché altrimenti - spiega il tecnico - li metto in tensione entrambi. Per qualche gara ho dato la possibilità di rifiatare all’altro e a Mattia di far vedere le sue qualità. Per cui col Pisa è così, dalla prossima si valuta in maniera differente…". Lucio non sveste i panni del terapeuta prescrivendo riposi forzati e iniezioni di fiducia. Dei primi necessitava Di Gregorio, delle seconde aveva bisogno Perin. Michele prosegue il suo percorso alla ricerca di una serenità che sta tornando ma è ancora sensibile alle pressioni ambientali, ad oggi paradossalmente acuite dal contesto Stadium. "Mi sono dispiaciute le cose dette di DiGre: è inutile fare processi singoli quando ci sono difficoltà collettive", aveva dichiarato paternamente Spalletti in quella che è solamente l’ultima difesa pubblica del suo portiere. Le risposte in allenamento dell’ex Monza sono comunque positive e la titolarità, nella cornice più ‘soft’ di Udine, è stata annunciata.
Perin risponde alle critiche dopo Roma
Non lo era alla vigilia quella di Perin, aspramente criticato in occasione di due dei tre gol subiti all’Olimpico: responsabilità opinabili sul tiro a giro di Wesley, evidenti sull’uscita scoordinata sul tocco sotto di Malen. Non era però tempo di nuove bocciature che avrebbero ulteriormente scosso un reparto alla ricerca di una sua stabilità. I cinque gol incassati tra Galatasaray e Roma erano tra l’altro espressione di una fragilità generale e preesistente, come tragicamente raccontato dai 21 gol subiti nelle precedenti sette partite. Mattia ha poi spalle larghe e troppe presenze in Serie A per lasciarsi spaventare dai fantasmi che aleggiano tra i pali della Juventus: uno è quello di Vicario. Sono valutazioni di mercato che la Juve, per una questione economica, avrebbe volentieri evitato in estate ma che, dopo il ciclo bucherellato di febbraio, sembrano quanto mai opportune e impellenti.
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